La complessità del senso
24 11 2020

Gli anni più belli

Gli anni più belli
Regia Gabriele Muccino, 2020
Sceneggiatura Gabriele Muccino, Paolo Costella
Fotografia Eloi Moli
Attori Micaela Ramazzotti, Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria, Nicoletta Romanoff, Emma Marrone, Alma Noce, Francesco Centorame, Andrea Pittorino, Matteo De Buono, Mariano Rigillo, Francesco Acquaroli, Paola Sotgiu, Fabrizio Nardi, Gennaro Apicella, Elisa Visari, Ilan Muccino, Titti Nuzzolese, Massimiliano Cardia.

La storia, dopo gli eventi, la fa il linguaggio. In un certo senso, linguaggio è pur copia, pure essendo la copia sempre diversa nell’esito espressivo. In maniera esplicita Gli anni più belli deriva – omaggia, ma deriva – da C’eravamo tanto amati (Ettore Scola 1975), da Una vita difficile (Dino Risi, 1961). Sarebbe ora che il cinema italiano uscisse e si allontanasse dal ripescaggio. I valori estetici (non stiamo parlando di Bellezza) contengono il contesto e dunque anche gli anni che passano, con e nelle loro forme. Muccino qui mette le mani in pasta per eseguire una ricetta imprecisa, generica e copiativa al di là dell’intrinseco sostanziale di ogni ricetta. Figli degli anni non proprio o non sempre bellissimi, gli anni delle Resistenze e delle Rinascite non digerite e comunque finite nell’assassinio (e sfinite nella statistica: per il 15% degli italiani l’olocausto non c’è stato), quattro giovani a Roma si fanno compagnia nel frastuono del Vivere (non s’è spenta l’eco d’una canzone?) entusiastico, istintuale. Cresceranno, scoppieranno d’amore, attraverseranno attrazione e tradimento, sistemeranno alla menomeglio le loro posizioni, tra utopia e realismo, accetteranno la vita com’è. Inserti documentali richiameranno momenti memorabili, uno per tutti: Berlusconi annuncia se stesso. Giulio (Francesco Centorame / Pierfrancesco Favino), figlio d’un carrozziere, è atteso da una carriera d’avvocato e dal relativo passaggio sociale. Paolo (Andrea Pittorino / Kim Rossi Stuart) studia latino e greco, farà l’insegnante idealista (non si spegne l’idea che, sotto sotto, la scuola e la pratica sono diverse?); s’innamora di Gemma e non gli passerà più. Gemma (Alma Noce / Micaela Ramazzotti) è Gemma. Orfana a 16 anni, soffrirà del suo vuoto, si darà per mancanza, non saprà mai fingere. E soprattutto il suo carattere non è tracciabile, non è nemmeno utile farlo. L’nterpretazione, ma diciamo – prima – la presenza di Micaela Ramazzotti – brava nell’aver appreso molto di sé – dà il senso al film, che se fosse un “grande affresco” (ancora l’equivoco dell’ “affresco” che segnò fino all’umorismo critico la lettura de La dolce vita !) non farebbe che moltiplicare l’equivoco dell’obiettività dell’obbiettivo. Benedetto neo italiano. I quattro amici, dall’adolescenza alla maturità, dal 1982 ad oggi, vivono, rivivono e rivivono passioni e illusioni, confusioni e vuoti in un microcosmo recintato sotto il denominatore dell’amicizia, l’amicizia che non muore mai e che non produce altro, in sostanza, che il debole stereotipo di un brindisi falso. Dopo tutto il girare e rigirare, in alto i calici: “alle cose che ci fanno stare bene”. Conseguente la musica di Nicola Piovani, dolente e consolatoria per La vita è bella, tutta in maggiore per lo “star bene”.

Franco Pecori

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13 febbraio 2020