La complessità del senso
17 07 2018

Sconnessi

Sconnessi
Regia Christian Marazziti, 2017
Sceneggiatura Christian Marazziti, Michela Andreozzi, Massimiliano Vado, Fabrizio Nardi, Gianluca Tocci
Fotografia Maurizio Calvesi
Attori Fabrizio Bentivoglio, Ricky Memphis, Carolina Crescentini, Stefano Fresi, Antonia Liskova, Eugenio Franceschini, Giulia Elettra Gorietti, Lorenzo Zurzolo, Benedetta Porcaroli, Maurizio Mattioli, Daniela Poggi, Fabrizio Nardi, Nico Di Rienzo, Carolina Rey.

Gente perbene ha bisogno di cure contro il potere invasivo e anestetico della Rete. Ah il Web, il WWW, il World Wide Web! Sarebbe come se oggi qualcuno se la prendesse ancora con la fotografia o con il cinema o con la televisione per un loro potere attrattivo e mistificatorio. Di questo passo, si potrebbe risalire al XV secolo, a Gutenberg, e perfino alle incisioni rupestri dell’homo sapiens. Furono già un tentativo di “connessione”? Vogliamo dire semplicemente “signora mia, dove andremo a finire”? Come si fa, l’Uomo al centro dell’Universo, lo abbiamo perduto? La tecnologia si è impadronita di noi? Aiuto! Tutti ne parlano, quasi tutti sono d’accordo: l’invadenza dello smartphone nel nostro quotidiano sta divenendo paradossale rispetto a un modo tradizionale di praticare la comunicazione interpersonale. Il “virtuale” è la nuova dimensione, entra nella vita delle persone “comuni”. Così sembra. Il cinema italiano ha cominciato con Perfetti sconosciuti (Paolo Genovese 2016), prosegue ora Christian Marazziti (attore al secondo lungometraggio da regista dopo E-bola 2015), il quale affronta il tema più generalmente, parlando di connessione. In questo Sconnessi, un padre di famiglia colto – è uno scrittore che attraversa un momento di crisi creativa – sente il bisogno di sollecitare nella sua famiglia un’istanza di rapporti reali, di comunicazione su tutti i livelli, anche affettivi. Nemico dichiarato di Internet, Ettore (Fabrizio Bentivoglio) escogita un “trucco” pensando di creare le condizioni per una ripresa di contatti più veri con i figli, con la sua seconda moglie e insomma con quello che dovrebbe considerarsi un nucleo a “dimensione umana”. Ettore invita tutti a festeggiare il proprio compleanno nel suo chalet di montagna. Ha preparato una sorpresa che si scoprirà solo alla fine. Intanto, poco dopo l’arrivo della comitiva, succede che la connessione al Web cade. I cellulari non trovano il Wi-Fi e il “panico” si diffonde tra gli invitati. Emerge – la morale è facile – una drammatica difficoltà dei singoli a comunicare alla vecchia maniera. Qui la sceneggiatura assume un tono molto “garbato”, che giova alla levigazione del tema e assiste lo spettatore  per una lettura non spinta. Margherita, seconda moglie di Ettore (Carolina Crescentini) è prossima a partorire, forse non tutto è perduto. I due figli dello scrittore, Claudio (Eugenio Franceschini) e Giulio (Lorenzo Zurzolo), hanno un loro carattere e dei sentimenti più che normali. Achille (Ricky Memphis), fratellastro di Margherita, è un bravo meccanico e sarà utile per rimmettere in sesto le auto necessarie al rientro. La tata ucraina, Olga (Antonia Liskova), ha l’aria di saperla lunga e ha pure una figlia (Benedetta Porcaroli), adolescente più che pronta per un giusto inserimento. Tutto più che normale? Sì, anche la vocazione di Tea (Giulia Elettra Gorietti) a sponsorizzare il proprio seno marmoreo. Dov’è la difficoltà a riunirsi in santa pace? Qualche turbamento ci penserà a introdurlo l’arrivo del bipolare Palmiro (Stefano Fresi), fratello di Margherita e Achille. I suoi momenti di follia avranno in buona parte il merito di far risaltare, proprio durante la sconnessione forzata dalla Rete, l’errata impostazione del problema. I personaggi del film non se ne accorgono nemmeno, ma è sbagliato impostare  un tema “vero contro falso” quando parliamo dell’uso dello smartphone a fronte del contatto “diretto” tra le persone. La falsità, o se volete l’alienazione, viene prima della nuova tecnologia, molto prima nei secoli, e viaggia su binari che forse un giorno la tecnologia – con l’intelligenza artificiale e tutto il resto – sarà magari in grado di indirizzare verso altri tipi di verità. L’inganno dei sentimenti, degli egoismi, delle confusioni mentali, delle strutture sociali, delle scelte culturali produce anche nuovi linguaggi. Il cell è un linguaggio che viene con, o dopo, la Fine del Linguaggio, di cui ci ha avvertito il buon Godard (Adieu au langage 2014). Chi insegnerà a usare il cellulare a quel povero cane che s’aggira solitario vicino al mare di Jean-Luc? Una cosa è sicura: grazie alla sua garbata trovata, il padre di famiglia scrittore scrive finalmente il suo libro, felice anche l’editore.

Franco Pecori

Print Friendly

22 febbraio 2018