La complessità del senso
18 12 2017

Dobbiamo parlare

dobbiamoparlareDobbiamo Parlare
Regia Sergio Rubini, 2015
Sceneggiatura Carla Cavalluzzi, Diego De Silva, Sergio Rubini
Fotografia Vincenzo Carpineta
Attori Fabrizio Bentivoglio, Isabella Ragonese, Maria Pia Calzone, Sergio Rubini, Antonio Albanese.

«Zoccola a costo zero è un grandissimo ossimoro!», «Colpo di scena, è l’11 settembre!» Si parte più o meno così, con battute di questo genere sulla bocca dei due protagonisti maschili. Vanni (Sergio Rubini) è uno scrittore affermato (ma l’ultimo romanzo non ha venduto come il precedente), si dà da fare anche con sceneggiature e lavori per le riviste, sposato e non divorziato convive con Linda Isabella Ragonese), più giovane di lui e al suo servizio come “ghost writer”, in un appartamento di lusso preso in affitto al centro di Roma. Spirito acuto tendente all’ironia difensiva, si rifugia appena possibile in battute che puntualizzano e divagano, liberandolo da responsabilità vere. L’altra battuta è di Alfredo (Fabrizio Bentivoglio), cardiochirurgo dal carattere sfrontato, ha un eloquio da romanaccio francamente esagerato col quale tende a coprire un sostanziale menefreghismo e una cura egoistica del soldo. La moglie Costanza, Costy (Maria Pia Calzone), dermatologa, lo tradisce con convinzione, ma ora vive un suo momento di “tragedia” per via della scoperta nel cellulare di Alfredo di messaggini d’amore, anche piuttosto pesanti, con la “zoccola” di cui sopra. Sono quattro amici alquanto improbabili, nonostante la sceneggiatura, i quali però compongono un giusto quadretto obiettivamente opportunistico, specchio del confuso impasto di volgarizzazione in atto tra i diversi strati della società attuale. «Voi di sinistra», è l’intercalare più frequente del chirurgo nelle sue tirate sul filo del paradosso-sberleffo, mentre il Vanni, lunare nel suo tentativo di addomesticare i toni troppo alti della lite di Costanza col marito, non sospetta di una certa tendenza della sua piccioncina al sotterfugio risarcitorio nel monolocale offertole proprio da Costy. Linda, in fondo ancora una ragazza trentenne, si è messa a scrivere un libro per conto suo, in piena autonomia e all’insaputa del compagno. Un po’ di sano femminismo, non più quello di una volta. I quattro “amici” passeranno tutta la notte a intrecciare finti altruismi e furbesche rivendicazioni, cercando ciascuno per proprio conto vie d’uscita dal blocco sociale che li riproduce lungo una discesa di cui palesemente non intuiscono il senso secondo. Il riferimento del titolo prende la forma di un alibi troppo scoperto rispetto ai problemi più complessi e più larghi del convivere oggi. A proposito di forma, evitiamo di pensare al Carnage di Polanski (2011), dato che con Rubini siamo fin troppo ovviamente in una commedia di attori italiani. Attori bravi, si capisce, con Isabella Ragonese più impegnata a resistere alle tentazioni imitative di genere. Antonio Albanese dà la voce al pesciolino rosso nel vaso di vetro, restituendo un po’ di verità.

Franco Pecori

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19 novembre 2015