La complessità del senso
18 12 2017

Money Monster – L’altra faccia del denaro

COL_BILL_TEMPLATE_21Money Monster
Regia Jodie Foster, 2016
Sceneggiatura Jamie Linden, Alan DiFiore, Jim Kouf
Fotografia Matthew Libatique
Attori George Clooney, Julia Roberts, Jack O’Connell, Dominic West, Caitriona Balfe, Giancarlo Esposito, Christopher Denham, Emily Meade, Grant Rosenmeyer, Chris Bauer, Greta Lee, Olivia Luccardi, Condola Rashad, Dennis Boutsikaris.

Velocità. E’ il parametro principale e decisivo della nostra condizione di vita, una vita vista nell’ottica del denaro? Sottintesa è la relativa scala di valori. Maggiore quantità di denaro in minor tempo, c’è il computer oggi per questo. A volte i danni sono forti e a riprendersi dal crollo ci vuole del tempo. E’ facile pensare al crollo del 2008, dagli Usa a tutto il globo. Sono temi ormai scontati, tanto che, pur senza adeguata competenza, chiunque si sentirebbe almeno di annuire. Il problema è che, così sembrerebbe, non basta aver compreso la pericolosità del meccanismo per salvarsi dalla tentazione di scommettere su investimenti rischiosi, fidandosi magari della guida di “esperti” di movimenti finanziari. Il settore è pieno di trappole, si sa. Può capitare che anche gente comunissima, per esempio il giovane Kyle (Jack O’Connell), il quale porta a casa appena i soldi sufficienti per pagare le bollette e per attendere un figlio dalla compagna incinta, resti affascinato da una trasmissione televisiva di successo (e alla moda) e  accolga i consigli del conduttore per poi ritrovarsi “pulito” di tutto il denaro che possedeva. Il conduttore è il famoso “Mago di Wall Street”, Lee Gates (George Clooney), il programma è Money Monster, qualcosa di più di una trasmissione di settore, è uno show che ha al centro un vero e proprio protagonista, intrattenitore e convincente consigliere. Un volta, però, l’indicazione di Money Monster produce un danno di 800 milioni di dollari e dentro al danno si ritrova anche il giovane Kyle. E’ per questo che lo spettatore televisivo se lo ritrova in onda nel bel mezzo della diretta. La disperazione e la rabbia gli hanno fatto organizzare una bella sorpresa, il ragazzo obbliga Lee Gates a indossare un giubbotto attrezzato – così afferma – con esplosivo e collegato a un interruttore che egli stringe nella mano sinistra mentre con la destra impugna una pistola. Quali sono le pretese di Kyle? Egli non rivuole semplicemente i suoi 60 mila dollari ma vuole dire a tutto il mondo della truffa subìta e che i responsabili diano al pubblico spiegazione di quanto accaduto. Fin qui, argomento piuttosto scontato e tensione di genere (thriller) al limite del banale. Il rimando alla “storia vera” non ha nulla di singolare. E però siamo in diretta televisiva, siamo nella cabina di regia e, alternativamente, sul set col protagonista in onda. Un auricolare tiene Lee Gates in contatto con la producer/regista Patty Fenn (Julia Roberts) e tutta la macchina produttiva si muove al millimetro. E’ come viaggiare in aereo nella cabina di pilotaggio. Partecipiamo all'”incognita” del viaggio improvvisamente “incidentato” e vogliamo capire come l’equipe se la caverà dovendo operare sotto la minaccia di morte. Interviene la polizia, ovvio, e soprattutto c’è la difficoltà di procurare le informazioni per la “spiegazione” che Kyle esige. Si affaccia il panico, giacché gli stessi operatori finanziari si mostrano “sprovvisti” della verità. E’ il tema associato, della “velocità” che finisce per affidare al computer il controllo degli scambi. Ma c’è anche qualcosa in più, l’argomento degli algoritmi che gestiscono la finanza non basta. Qualcosa c’è anche di concreto in terre lontane. Anche qui, vedrete, nulla di particolarmente sconvolgente. Più interessante è la lotta con il tempo e cioè col tempo stesso della trasmissione televisiva. L’intreccio tra realtà schermica e prestazione “reale” dei protagonisti confluisce nella produzione concreta di sequenze e stacchi, di scelte “significative” e di piani di ripresa, insomma nella produzione di senso diretta, alla quale non ci è dato spesso di assistere così da vicino. Una buona occasione per imparare il linguaggio televisivo. E il linguaggio cinematografico, giacché veniamo messi a parte della costruzione e del montaggio delle sequenze tv attraverso la macchina che – palesemente – non ci arriva “in diretta” bensì sullo schermo cinematografico,  come risultato della lavorazione del film. E’ una sorta di “traspirazione” di linguaggio tv/cinema che Jodie Foster – alla sua terza regia dopo Il mio piccolo genio (1991) e A casa per le vacanze (1995) – ci offre per una fruizione consapevole e, di più, come invito a vivere attivamente la realtà semiologica in cui siamo immersi. Palesemente sottotono la partecipazione di Clooney, nel difficile passaggio, in una continua andata-ritorno, tra la tecnica dell’intrattenimento televisivo e la gestione della novità drammatica dopo l’irruzione di Kyle sul set. Non riusciamo mai a sentire veramente la minaccia, il rischio verosimile. Da parte sua, Julia Roberts ci mette la solita padronanza e i tempi perfetti della recitazione. [Presentato fuori concorso al festival di Cannes 2016]

 Franco Pecori

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12 maggio 2016