La complessità del senso
28 06 2017

Ben-Hur

film_benhurBen-Hur
Regia Timur Bekmambetov, 2016
Sceneggiatura Keith Clarke, John Ridley
Fotografia Oliver Wood
Attori Jack Huston, Toby Kebbell, Morgan Freeman, Rodrigo Santoro, Nazanin Boniadi, Ayelet Zurer, Sofia Black-D’Elia, Moises Arias, Pilou Asbæk, David Walmsley, Haluk Bilginer, Marwan Kenzari, Denise Tantucci, Julian Kostov, Gabriel Farnese, Yasen Atour, Jay Natelle, Jarreth J. Merz, Alessandro Giuggioli.

La corsa delle quadrighe in un quadro politico e culturale trattato con un maggiore senso del valore storico e morale. I 57 anni trascorsi dal filmone di William Wyler (11 Oscar) sul romanzo di Lew Wallace hanno lasciato il segno. E già allora l’impatto della figura attoriale di Charlton Heston era stato decisivo per l’importanza dello spettacolo, rispetto alle arcaiche versioni mute, di Sidney Alcott (1907, con William S. Hart) e di  Fred Niblo (1925, con Charles Bronson). In più, per la macchina del cinema italiano, l’impresa vincente di  Ben Hur Heston aveva segnato un momento di gloria della cosiddetta Hollywood sul Tevere. Ma ora siamo nel Terzo Millennio, trionfa una “liquidità” dell’arte, anche cinematografica, che si avvia alla saturazione di un immaginario arrendevole al transito ininfluente della riflessione e perciò la cifra spettacolare della nuova versione del “colossale” Ben Hur,  sia pure di rilevante impegno tecnico, è da considerare in sottordine rispetto al contenuto del film. Vendetta o salvezza? Judah, il nobile ebreo interpretato dal trentaquattrenne londinese di nobili origini, Jack Huston (Outlander – L’ultimo viaggio 2008, Treno di notte per Lisbona 2012), mostra la personalità giusta per dare corpo a una soluzione a noi contemporanea, meno “eterna” e di principio ma più in sintonia col sentire comune il più aperto a visioni dialettiche, attente alla sostanza umana degli eventi. Nel film del kazako Timur Bekmambetov (I guardiani della notte 2004, I guardiani del giorno 2006, Wanted – Scegli il tuo destino 2008, La leggenda del cacciatore di vampiri 2012) – com’è varia, a volte, la vita di un regista! Pensiamo anche alla presenza di Mario Soldati nella seconda unità che nel ’59 girò la sequenza delle bighe – il protagonista, ingiustamente accusato di tradimento dal fratello adottivo Messala (Toby Kebbell), ufficiale dell’esercito romano, cade nella disgrazia totale e si ritrova schiavo a remare in battaglia navale (spettacolo non minore rispetto alla successiva corsa delle quadrighe). Nel sistema di valori dell’Impero – siamo al tempo di Tiberio – la potenza romana si misurava, a livello degli individui, in termini di orgogliosa e vincente “dittatura” di sé. E qui scatta la scelta di una visione diversa, anche nella sceneggiatura di Keith Clarke e John Ridley. I personaggi parlano un linguaggio meno legnoso, più vicino a noi, nel senso anche di un certo alone televisivo, inevitabile nel contesto massmediologico attuale, e vestono e si comportano, nei toni e negli atteggiamenti, come se l’Antica Roma avesse adeguato i suoi costumi alla moda di oggi. Tutto questo non è snobberia, ma piuttosto la condizione ambientale che rende credibile il cambio di passo ideale. Mentre vediamo inserti paralleli che segnano il destino travagliato del Cristo (Rodrigo Santoro è Gesù, di cui vediamo il volto, a differenza del Ben Hur ’59) – con una scena della crocifissione di misurata e discreta drammaticità – attendiamo che i destini di Judah e Messala si ricompongano in un giusto e credibile finale di prospettiva umanitaria, perdono e amore, unica salvezza possibile, almeno per quanti non abbiano rinunciato alla creatività del mondo. La sfida delle quadrighe arriva con un tempo del tutto naturale e quasi con leggerezza narrativa, sotto l’occhio vigile, simpatico e sapiente dello sceicco Ilderim (Morgan Freeman), scommettitore consapevole del valore di una vittoria non strettamente competitiva.

Franco Pecori

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29 settembre 2016