La complessità del senso
22 06 2017

American Sniper

film_americansniperAmerican Sniper
Regia Clint Eastwood, 2015
Sceneggiatura Jason Hall
Fotografia Tom Stern
Attori Bradley Cooper, Sienne Miller, Luke Grimes, Kyle Gallner, Jake McDorman, Owain Yeoman, Sam Jaeger, Brando Eaton, Brian Hallisay, Eric Close, Eric Ladin, Max Charles, Reynaldo Gallegos, Keir O’Donnell, Marnette Patterson, Navid Negahban, Chance Kelly, Leonard Roberts, Tim Griffin, Sammy Sheik, Jad Mhidi Senhaji, Vincent Selhorst-Jones.

Secondo sguardo e continuazione implicita, il film di Clint Eastwood ci riporta al finale di Zero dark thirty (Kathryn Bigelow, 2013), quando la protagonista Maya (Jessica Chastain), agente americana specializzata nella cattura di terroristi, a missione compiuta con l’uccisione di Osama bin Laden, resta attonita e perplessa sul proprio futuro di donna libera, come rimandando allo spettatore riflessioni sulla storia appena finita di vivere. Eastwood, regista di film sulla seconda guerra mondiale spettacolari quanto profondi per la coscienza del narrato, come Flags of Our Fathers e Lettere da Iwo Jima (2006), mantiene qui la lucida consapevolezza dell’autore di parte e non certo novellino (nato a San Francisco il 31 maggio 1930) di fronte alla complessità storica, culturale, morale e psicologica di eventi tuttora non conclusi. Il cecchino di cui si narra è il medesimo protagonista, Chris Kyle, autore del romanzo autobiografico (2012) da cui il film. Al ritorno da quattro missioni tecnicamente e umanamente molto impegnative nell’inferno iracheno, Chris (l’italo-irlandese Bradley Cooper di Una notte da leoni) sente il peso e l’orgoglio del marchio dell’eroe leggendario affibbiatogli dagli stessi commilitoni del reparto speciale Navy Seals ed è atteso da un destino paradossalmente simbolico che – lo ricorda la scritta finale sullo schermo nero – lo vedrà vittima di un ex-marine in un poligono di tiro. Kyle ha ucciso oltre 160 nemici svolgendo il compito di copertura durante i rastrellamenti sul territorio tra Ramadi e Falluja. Le scene d’azione attraggono per la precisione delle angolazioni e per la verosimiglianza logistica nonché per il ritmo non frenetico eppure incalzante. La suspence non è scontata e l’evoluzione narrativa lascia un discreto spazio – ma senza nicchie speciali – ai caratteri dei personaggi che affiancano il cecchino. Texano ben radicato nella cultura propria del territorio – lo vediamo bambino mentre il padre lo avvia alla passione per la caccia e gli descrive un mondo dominato da tre figure fondamentali, le pecore, i lupi e i cani da pastore -, Chris preferisce progettare a sua volta un futuro da padre di famiglia piuttosto che darsi alle avventure sentimentali passeggere e, soprattutto, sente in maniera quasi ossessiva il dovere di difendere la Patria dal Male rappresentato dai terroristi, il cui simbolo massimo è un cecchino di campo avverso, un certo “macellaio” da scovare e da eliminare. Non manca un momento di  forte interrogativo, durante il funerale di uno dei caduti, quando una madre legge parole come queste: «Quand’è che la gloria svanisce e diventa una scelta sbagliata?». E non è di secondo livello la sofferenza di Taya, la donna che Chris ha scelto come madre dei propri figli. Il suo ruolo è ben retto da Sienna Miller, moglie remissiva seppure non condiscendente.

Franco Pecori

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1 gennaio 2015