La complessità del senso
16 10 2018

Papa Francesco – Uomo di parola

Pope Francis: A Man of His Word
Regia Wim Wenders, 2018
Sceneggiatura Wim Wenders, David Rosier
Fotografia Lisa Rinzler
Attori Papa Francesco

La povertà, tema al centro del Vangelo, è un grido. Il lavoro è un concetto base, a partire dalla terra. L’attività umana, nel funzionamento attuale, comporta purtroppo una “cultura dello scarto” che sottolinea la sproporzione tra mondo ricco e mondo povero. E la vita si fa violenta. Gli spazi di libertà si riducono e senza libertà non si può amare. I genitori non giocano con i figli. La globalizzazione dell’indifferenza è il risultato che frena la speranza nel futuro, sentimento che invece può e deve salvarci. Sono alcune battute dalle quattro interviste – realizzate in quattro pomeriggi nel corso di due anni – di Wim Wenders a Jorge Mario Bergoglio, il cardinale di Buenos Aires divenuto Papa il 13 marzo 2013, 266° pontefice della Chiesa Cattolica. Il film – documentario è una generizzazione del tutto restrittiva – è un “faccia a faccia” non solo tra il regista e il Papa, ma tra questi e lo spettatore e il mondo. “Abbiamo girato – rivela Wenders – con diverse macchine da presa, la principale equipaggiata con un Interrotron nella parte anteriore, una sorta di ‘teleprompter invertito’, che ha permesso a Papa Francesco di vedermi su uno schermo e guardarmi negli occhi mentre parlavamo, ma allo stesso tempo di guardare dritto nell’obbiettivo e quindi negli occhi dello spettatore. Ne risulta una forte suggestione, una trasmissione diretta di sentimento e idee, le quali, poggiate sì sull’autorevolezza istituzionale del personaggio, vanno ben oltre e colpiscono al cuore l’umanità di quanti ancora possano resistere ai disastri della storia. Bergoglio parla con naturalezza, facendo il miracolo di esprimere concetti profondi e complessi come fossero acqua di fonte, idee la cui apparente  ovvietà interrompe il flusso “inarrestabile” delle false ovvietà che bloccano un giusto e libero andamento della nostra vita. Sfilano personaggi di tutti i livelli, figure che il Papa incontra, abbraccia, benedice, accarezza e che lasciano spazio all’impatto con i primi piani di Francesco, col suo sguardo consapevole verso l’obbiettivo di una cinepresa discreta ma non neutrale. Sul piano esplicitamente politico, vi sono momenti anche fortissimi, come il discorso – quasi un’invettiva – al Congresso americano contro il commercio delle armi. Sul versante morale, colpisce la quasi sussurrata dichiarazione, viaggiando in aereo, sul problema dell’omosessualità: “Chi sono io per giudicare?”. E sulla pedofilia in generale e particolarmente su quella riguardante l’ambiente ecclesiastico. Ci sono anche le folle oceaniche plaudenti del Sud del mondo, il quadro è alternato ai primi piani di Papa Francesco che parla all’Interrotron con la sua semplicità, traguardata e riflessiva, indimenticabile. Durante il film alcune immagini del Santo di Assisi richiamano per analogia l’importanza di chiamarsi Francesco. Nessun Papa aveva finora osato prendere quel nome “rivoluzionario”. Wenders non ha usato pezzi di vecchi film sul patrono d’Italia, ha girato piuttosto un film nel film, in bianco e nero, con una cinepresa a mano degli anni ’20. L’effetto è di una giusta profondità del senso storico, per discorsi che della storia fanno parte. A tal proposito, i gravi difetti del mondo denunciati amorevolmente dal Papa chiedono modifiche strutturali dell’operare umano. Bergoglio si attiene al valore spirituale dei temi, la trasparenza dei quali è tuttavia ineccepibile anche in una prospettivea del “che fare”. [Cannes 2018, Proiezioni speciali]

Franco Pecori

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4 ottobre 2018