La complessità del senso
20 06 2019

Ricordi?

Ricordi?
Regia Valerio Mieli, 2017
Sceneggiatura Valerio Mieli
Fotografia Dario D’Antonio
Attori Luca Marinelli, Linda Caridi, Giovanni Anzaldo, Camilla Diana.
Premi Venezia 2018, Giornate degli Autori: Menzione speciale

Valerio Mieli: «Una lunga storia d’amore, raccontata però sempre solo attraverso i ricordi». Luca Marinelli quasi nei panni di un Nanni Moretti, senza ironia e assente la Politica. Non l’educazione ricevuta, non il peso delle idiozie altrui da sopportare di malavoglia, nessuna prospettiva di cambiamento. L’unica ristrutturazione possibile sembra essere, o essere stata, quella della casa di famiglia, dove si è cresciuti e da cui vengono i ricordi più antichi. Le immagini? il reticolo dei generi non protegge, a Valerio Mieli non interessa, l’autore – Fellini non assente – punta direttamente al pozzo profondo dell’ispirazione, rischia il Tutto per Tutto. A questo livello, però, l’Addio al linguaggio (2014) è l’atto estetico più difficile da ignorare, ormai. Troppo difficile. Il discorso si fa necessariamente drammatico quando, sul filo di confine tra rappresentare e raccontare, il confronto visione-narrazione finisce in un duello all’ultimo sangue. Si fronteggiano il Dentro e il Fuori.  Lui (Marinelli) e Lei (Linda Caridi) vivono di sincronie (ma tutti noi, ovvio). Il loro incontro – se vogliamo, è amore – prende sostanza dall’accumulo di retrosensazioni e retropensieri che i due giovani (quasi maturi) non riescono a trattenere nel deposito fruttifero della memoria, banca di cui ciascuno al mondo è titolare. No. Ad ogni occasione, triste e malinconica (specie Lui) o sorridente e “fresca” (Lei), la connessione entra a cancellare (anche se può sembrare il contrario, questo è il punto) lo spessore del tempo e il senso dei sentimenti; e soprattutto prende forma di dialogo, si ri-formalizza in maniera irrimediabile, segnando una via di non-ritorno che uccide la progettualità del vivere. Questo senso del film, ha la forma di un montaggio (Desideria Rayner) fluido e orizzontale, una sfida continua alle minaccia drammatica; montaggio che ruba sostanza alle inquadrature molto fisiche dei corpi e degli ambienti. Il risultato è una “storia d’amore” virtuale, allusiva verso fughe impossibili, non più da se stessi e dai propri sentimenti quanto dalla traduzione della tradizione in possibilità estetiche altre. Insomma in un passo della regia per una fuga dal Profondo a vantaggio della Storia.

Franco Pecori

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21 marzo 2019