Vermiglio
Vermiglio
Regia Maura Delpero 2024
Sceneggiatura Maura Delpero
Fotografia Mikhail Krichman
Attori Tommaso Ragno, Martina Scrinzi, Giuseppe De Domenico, Carlotta Gamba, Sara Serraiocco, Orietta Notari, Roberta Rovelli.
Premi Venezia 2024: Leone d’Argento Gran Premio della Giuria.
Vermiglio, un piccolo paesino sui monti del Trentino, leggermente, sfiorando Olmi e non trascurando Haneke. Ma senza Ambizione maiuscola. Haneke per la capacità di controllo scenico e diegetico, evitando durezza di foto e di giunzioni; Olmi per la gente e la famiglia, tra i monti dialettali e assoluti, con triste dolcezza. Senza nemmeno con troppa speranza. E non riducendo più di tanto la distanza da noi, incarogniti nel massacrante successo spettacolare. Una famigliola, un paesaggio alpino, una casupola dove si dorme non da soli e si parla sottovoce, quasi attendendo il consenso di una certa parte interna di ciò che resta dell’umano. Cesare (Tommaso Ragno, bravissimo nella misura), maestro di scuola e capofamiglia Graziadei (cattolicesimo, ma protestante) è un testo da studiare a parte, ascoltiamo le sue parole non prive di dolore esperenziale; è un uomo capace di garantire ancora oggi un senso alla famiglia. Cesare fa lezione e fa sintonia, dolorosa anche, con la vicenda che tocca soprattutto Lucia (Martina Scrinzi), una delle sue tre figlie. La guerra, seconda mondiale, è all’ultimo anno. Tra i monti, in dieci a tavola, a fare colazione con il latte appena munto; e a scuola camminando sulla neve – Pater Noster, Educazione Fisica seduti sui banchi. Vita povera e consapevole. Arriva un soldato che s’è voluto tirar fuori dagli ammazzamenti. Pietro (Giuseppe De Domenico) è siciliano, si aggira discreto. All’osteria, Cesare lo difende da chi protesta e dice “Non devo lavorar per lui”. “La vigliaccheria – ribatte il maestro – è un concetto relativo”. Lucia (Martina Scrinzi, protagonista senza dirlo) ha un colpo di fulmine, vorrà sposarlo. E lui dirà sì. Cesura. Pietro se ne andrà e nessuna lettera arriverà in paese. Lucia incinta e poi un bimbo in braccio. Requiem. Foto a colori, quasi un bianconero discreto che fa spazio al sentimento, al dolore non detto. Al suo secondo film non documentario (dopo Maternal 2029), Maura Delpero ha meritato a Venezia il Gran Premio della Giuria.
Franco Pecori
20 Settembre 2024