La complessità del senso
27 06 2017

Les Misérables

Les Misérables
Regia Tom Hooper, 2012
Sceneggiatura William Nicholson
Fotografia Danny Cohen
Attori Hugh Jackman, Russell Crowe, Anne Hathaway, Amanda Seyfried, Helena Bonham Carter, Sacha Baron Cohen, Eddie Redmayne, Samantha Barks, Aaron Tveit, Colm Wilkinson, George Blagden, Daniel Huttlestone, Bertie Carvel, Alistair Brammer, Tim Downie, Killian Donnelly, Alexander Brooks, Fra Fee, Gabriel Vick, Catherine Woolston.
Premi Oscar 2013, Anne Hathaway atrnp.

Si possono scrivere capolavori anche con materiali dalla tipicità più marcata, non è certo il caso di soffermarsi sulla portata “popolare” e “universale” dei contenuti del romanzo di Victor Hugo (1862). Ma forte il coraggio di farne un kolossal musicale per il grande schermo. Dal punto di vista artistico, il valore di un musicista come Claude-Michel Schönberg si conferma appieno, dopo l’opera rock La Révolution Française (1973), proprio con il musical Les Misérables, la cui versione inglese tiene il cartellone a Londra ormai dal 1985. E però un conto è la scena teatrale, altra forma è il cinema, non fosse altro che per i 152 minuti di proiezione di un film musicale e cantato tutto in presa diretta, offerto al pubblico italiano  in versione originale con sottotitoli. L’operazione appare riuscita. Tom Hooper, il regista de Il discorso del re (Oscar 2011), gestisce con grande equilibrio la dinamica del racconto, sottolineando la spettacolarità delle fasi più “movimentate” senza attenuare i momenti di maggiore intensità drammatica. Immagini e musica fanno un insieme coerente, i personaggi ri-vivono di vita propria una vita pur letta e vista già mille volte. Lo spettacolo ha una sua specificità anche tecnica, da non sottovalutare in un periodo come l’attuale, grondante di “meraviglie” ottenute in postproduzione. Impressionante la “sproporzione” – quale può apparire oggi – tra minime trasgressioni, come il furto di un tozzo di pane o di qualche oggetto d’argento da parte dello “sventurato” Valjean (Hugh Jackman), e le tragiche conseguenze persecutorie della legge, impersonata dall’ispettore Javert (Russell Crowe). Ma non bisogna dimenticare il periodo storico, siamo nella Francia di Luigi Filippo, i rivoluzionari repubblicani fanno barricate per difendersi dalla guardia nazionale. Bravissimi i due interpreti principali, ben capaci di incarnare il contenuto nella sua sostanza, a specchio di una dialettica epocale la cui validità regge al confronto con quelle che possiamo considerarne ancora le più attuali conseguenze. Specialmente il suicidio di Javert, a fronte delle “ingiuste” sofferenze di Valjean, fa pensare all’istanza tuttora valida di un riassetto del sistema morale nel quadro delle istituzioni. La struttura musicale e l’integrazione espressiva operata dalla regìa con ragionevole mediazione mantengono il romanticismo del racconto in una dimensione non debordante, evitando il pericolo – sempre in agguato – di un uso strumentale del piano affettivo. Pensiamo alla figura di Fantine, superata se vista nella dimensione letterale ma facilmente traducibile in termini a noi contemporanei, grazie alla consapevole discrezione dell’interpretazione di Anne Hathaway. Una citazione vogliamo dedicarla anche al “monello” Gavroche (Daniel Huttlestone), per lui la memoria corre alla grande maestria di Vittorio De Sica nel costruire l’indimenticabile personaggio del piccolo Bruno (Enzo Stajola) in Ladri di biciclette (1948). Un paragone non facile, ma tanto per notare la dignità di un regista come Tom Hooper.

Franco Pecori

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31 gennaio 2013