Megalopolis
Megalopolis
Regia Francis Ford Coppola, 2024
Sceneggiatura Francis Ford Coppola
Fotografia Mihai Malaimare Jr.
Attori Adam Driver, Nathalie Emmanuel, Giancarlo Esposito, Jon Voight, Laurence Fishburne, Aubrey Plaza, Shia LaBeouf, Jason Schwartzman, Talia Shire, Kathryn Hunter, Dustin Hoffman.
Preapertura alla Festa del cinema di Roma 2024. Occasione per ripassare la Storia Romana, specie la decadenza dell’Impero? Se il cinema è “Ombra”, questo film di Francis Ford Coppola (Detroit, 7 aprile 1939) ne proietta una sul futuro della civiltà americana/occidentale, conservando memoria dei secoli e suggerendo, a distanza di 45 anni da Apocalypse Now, analogie strutturali non proprio confortanti. A fare Spettacolo l’autore de Il padrino (Oscar 1973) non rinuncia e ci mette anche, in proprio, un bel po’ di dollari (120 milioni). Un importante valore di quest’ultimo filmone può anche venir còlto sul piano espressivo, nella sua contraddizione estetica (laddove Estetica non è più, da molto, Filosofia del Bello), dichiarata – proprio attraverso lo “schematismo” del trasferimento di personaggi e nomi storici – in forma di programmatica riproposta culturale, tematica. A 60 anni dal saggio di Umberto Eco, Apocalittici e integrati, il “frontale” delle due posizioni riguardo alla Storia è ritematizzabile. Ed è ciò che fa Coppola sostenendo la narrazione lungo un nastro Simil-Avanguardia (non è una parolaccia, dato che oggi di semplice Avanguardia sarebbe arduo parlare), soprattutto sul versante compositivo. Non a caso la narrazione è intessuta in forma sincronica, la sua chiave è nella mente di Caesar (Adam Driver, proveniente dalle fantasie di Star Wars 1999 e seguenti), architetto operante a New York. Uomo dalla progettualità “spinta” fino alla cancellazione della città cementizia a favore di un mondo fatto di megalon (materiale nuovo), il protagonista scivola lungo il binario stereotipo del confronto antitetico, pratico e ideale, con il nemico Cicero (Giancarlo Esposito), ancora sindaco della metropoli. Caesar, in bilico sulla struttura gigantesca del Chrysler Building, si prefigura realizzazioni di vita ben-altra, oltre i paradisi che oggi continua a offrire lo sballo vecchio e stantio della gente falso-evoluta. L’architetto sente scoppiare dentro di sé condizioni oniriche che vanno a turbare il suo sogno progettuale. Caesar fatica a liberarsi dai residui del vecchio godimento e ne soffre. Feste, balli e sballi, resti della decadenza, anche non poco felliniani, rischiano di sconvolgerne la mente. Vincerà la reazione del sindaco, a meno che sia permesso al vecchio artista (regista) di attingere alla struttura salvifica di ogni narrazione, pur ardua: l’amore, la nascita/rinascita secondo lo stereotipo ultrasaputo e salvifico. Caesar sa resistere alla reazione di Cicero conquistando il cuore della figlia, Julia (Nathalie Emmanuel), donna dal nuovo equilibrio moderno (“Il punto – dice citando Marc’Aurelio – non è essere dalla parte della maggioranza ma di evitare di trovarsi dalla parte degli errori”). Nasce il bambino, vi pare poco? Ralph Waldo Emerson, filosofo ottocentesco, ha detto: “La specie umana finirà per morire di civilizzazione”. Ma no, coraggio: siamo i nostri padri e saremo i nostri figli.
Franco Pecori
* Il 14 ottobre 2024, Cinecittà ha dedicato un’intera giornata a Francis Ford Coppola, per la presentazione di Megalopolis al pubblico italiano. L’autore de Il padrino ha ricevuto dalle autorità la “Chiave di Cinecittà” e – prima volta nella storia dell’azienda – una strada dei mitici studi cinematografici ha preso il nome di un autore: Viale Francis Ford Coppola.
15 Ottobre 2024