La complessità del senso
28 06 2017

Steve Jobs

film_stevejobsSteve Jobs
Regia Danny Boyle, 2015
Sceneggiatura Aaron Sorkin
Fotografia Alwin Küchle
Attori Michael Fassbender, Kate Winslet, Seth Rogen, Jeff Daniels, Michael Ståhlberg, Katherine Waterston, Sarah Snook, Perla Haney-Jardine, Ripley Sobo, Makenzie Moss, John Ortiz, Adam Shapiro, John Steen, Stan Roth.
Premi Golden Globe 2016: Aaron Sorkin sg, Michael Fassbender at, Kate Winslet atrnp.

Un ritratto intimo di Alessandro Volta non è mai stato fatto, ma lasciamo perdere. Danny Boyle (28 giorni dopo, Millions, Sunshine, The Milionarie, 127 ore)  ha pensato di dare al cofondatore della Apple il volto di Michael Fassbender e quello di Kate Winslet a Joanna Hoffman, l’ex direttrice marketing della Macintosh. L’avventura in un garage, insieme a Steve Wozniak (Seth Rogen), il rapporto difficile con la figlia adolescente, Lisa (Perla Haney-Jardine). Un sorso di Pepsi in compagnia di John Sculley (Jeff Daniel) e già Steve “vede” l’oggetto accattivante che piacerà al mondo intero. Nel piacere è compreso, anzi basilare, il design. Il computer deve smettere di essere una macchina brutta e incomprensibile, dovrà essere un oggetto da amare, facile, da portare con sé. C’è molto da lavorare, Steve non è mai contento. Seguendolo dietro le quinte mentre sta per presentare i tre prodotti più importanti della sua carriera, il Macintosh nel 1984, il NeXTcube nel 1988 e l’iMac nel 1998, cogliamo anche i momenti della sua vita. La scansione narrativa segue il disegno logico-estetico dell’oggetto in questione, in un’epoca in cui l’oggetto, mentre si materializza e si vende, racconta del proprio rapporto con il nuovo linguaggio e presenta la propria “anima”, in contemporanea con il mutamento del mondo della comunicazione. La scelta del regista e dello sceneggiatore è nel verso dell’impressionismo, fuori dalla linearità del biopic, il che dà al film una dinamica interna e vitale. Steve è genio carente dal lato “umano”, ha un chip al posto del cuore? Ma il punto è proprio questo, forse. Il modo di avere rapporti è destinato a cambiare. Per la bravura degli attori e per la costruzione stessa del set, il film sprigiona una specie di contraddizione elettrica (elettronica), configurabile come lo stare insieme, lavorare insieme imprescindibilmente. E amare il proprio computer. Sarà il mondo, ancora per un po’.

Franco Pecori

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21 gennaio 2016