La complessità del senso
18 12 2017

The Big Sick – Il matrimonio si può evitare… l’amore no

The Big Sick
Regia Michael Showalter, 2017
Sceneggiatura Kumail Nanjiani, Emily V. Gordon
Fotografia Brian Burgoyne
Attori Kumail Nanjiani, Zoe Kazan, Holly Hunter, Ray Romano, Bo Burnham, Aidy Bryant, Adeel Akhtar, Anupam Kher, Zenobia Shroff, Kurt Braunohler, Vella Lovell, Myra Lucretia Taylor, Jeremy Shamos, David Alan Grier, Ed Herbstman, Shenaz Treasurywala, Rebecca Naomi Jones, Kuhoo Verma, Mitra Jouhari, Celeste Arias, Shana Solomon.
Premi Locarno 2017: Prix du Public Ubs.

Complesso e divertente. Un bel merito per una commedia. Michael Showalter, attore e regista di importanti serie televisive, ha già dato prova di una sensibilità spiccata nell’affrontare con leggerezza temi psicologicamente e culturalmente implicativi (in Hello, My Name Is Doris 2015 una sessantenne – Sally Field -, rimasta sola dopo la morte della madre, decideva di dare un senso diverso alla propria vita anche sentimentale). Qui la sceneggiatura è affidata agli stessi due protagonisti, per raccontare una storia di “vita vissuta”, in un intreccio di diverse pertinenze, le quali confluiscono in una coinvolgente vicenda non solo sentimentale. Il senso è soprattutto nel cogliere l’importanza del contesto ambientale e culturale nello sviluppo di un incontro di sentimenti; i quali sentimenti non sono neutri e astratti, ma scaturiscono da situazioni e circostanze le cui radici non sono trascurabili. Basterebbe annotare le parole, spiritose e amare, con cui Kumail (Kumail Nanjiani) riassume le difficoltà dell’incontro con Emily (Zoe Kazan, Revolutionary Road 2008, Ruby Sparks 2012, All’ultimo voto 2016), la ragazza di cui s’innamora: “In Pakistan si combattono guerre che voi avete già vinto”. Siamo a Chicago, Kumail, attore di teatro che cerca nel cabaret d’avanguardia la via per la sua affermazione, è nato in Pakistan e deve ancora convivere con le usanze della propria famiglia. La madre, soprattutto, è impegnata nella ricerca di una moglie per lui, essendo per tradizione il “matrimonio combinato” l’unica forma di unione coniugale concepibile. Della famiglia fa parte il fratello di Kumail, esempio di accettazione “pacifica” e consapevole di quella legge, tanto che Fatima (Shenaz Treasurywala) è ormai cognata perfettamente accettata e benvoluta. Il problema nasce quando Kumail incontra Emily. La ragazza viene dal North Carolina, è una studentessa universitaria di psicologia, lo vede nella sua performance, lo applaude e i due cominciano a vedersi regolarmente. Alla lunga, il segreto non tiene e per Kumail si apre il conflitto con la propria famiglia. Quando Emily scopre che il suo innamorato ha tenuto in segreto la relazione, lo lascia. Detta così può sembrare una banale situazione schematica. Ma il contributo dei due protagonisti e sceneggiatori è decisivo. Il loro lavoro è preso dal modello reale, vissuto in prima persona. Improvvisamente si scopre che Emily soffre di una grave malattia che in breve la riduce in coma. Accorrono i genitori della ragazza e si apre una fase “ospedaliera” della commedia in cui si articolano con rispettiva accuratezza e arguzia comportamenti a confronto, modi molto diversi di sentire e di affrontare problematiche importanti e anche spicciole. Il tutto con una fruttuosa ironia che mescola sapientemente i livelli e le specificità di linguaggio, della medicina e del trattamento ospedaliero, i medici, l’infermiera, le preoccupazioni dei genitori di Emily e il nuovo rapporto da stabilire con Kumail, il quale, estraneo e sconosciuto fino al momento del ricovero di Emily, entra ora a far parte di un “sistema” tutto da strutturare e “digerire”. Divertenti e istruttivi i dettagli anche espressivi, denotativi di mentalità e modi di vivere non meno diversi delle concezioni matrimoniali di cui sopra. Finche poi Emily si risveglia dal coma e, con garbo prevedibile ma per nulla imbarazzante, la storia d’amore viene ripresa e conclusa secondo prescrizione. Notevole la bravura di Kumail Nanjiani nell’assorbire con raffinata discrezione le sfumature e i registri interpretativi suggeriti dal racconto, senza tuttavia “imporre” la propria presenza attoriale. A fronte, la “vivacità” di Zoe Kazan, offre al personaggio di Emily la relativa consistenza, per un amore che dal sonno profondo si risveglia con nuova vitalità.

Franco Pecori

 

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16 novembre 2017