La complessità del senso
16 01 2018

Vi presento Christopher Robin

Goodbye Christopher Robin
Regia Simon Curtis, 2017
Sceneggiatura Frank Cottrell Boyce, Simon Vaughan
Fotografia Ben Smithard
Attori Domhnall Gleeson, Margot Robbie, Kelly Macdonald, Alex Lawther, Stephen Campbell Moore, Vicki Pepperdine, Richard McCabe, Geraldine Somerville, Phoebe Waller-Bridge, Will Tilston, Simon Williams, Shaun Dingwall.

Per il primo compleanno, la mamma Daphne (Margot Robbie) regala al figliolo Christopher Robin l’orsacchiotto che poi diverrà Winnie the Pooh e con altri orsetti andrà a formare una vera e propria “gang” per i giochi del bambino nel Bosco dei Cento Acri, luogo di passeggiate amorevoli e di fantasie da vivere insieme al papà Alan, scrittore britannico in attesa di nuova ispirazione dopo la shoccante esperienza del fronte nella guerra del 1915-’18. Il regista Simon Curtis – suo il Marilyn (My Week with Marilyn), visto al Festival di Roma nel 2011, che fruttò il Golden Globe alla protagonista Michelle Williams) – coglie il passaggio che trasferisce il gioco dall’invenzione paterna alla creatività dello scrittore. Dalla penna di Alan Milne (Domhnall Gleeson), con l’aiuto dell’amico disegnatore Ernest (Stephen Campbell Moore), nasceranno i famosi libri illustrati, il cui successo travolgerà la famiglia, compresa la tata Olive (Kelly Macdonald). L’immaginazione del piccolo sbloccherà l’impasse dello scrittore, il quale avrebbe voluto impegnarsi a sottolineare le conseguenze del conflitto mondiale mentre incubi atroci ancora lo assalivano, a causa delle atrocità vissute in trincea. Ma d’altra parte, il boom editoriale dei racconti per bambini – sollievo universale, in Europa e in America, nel passaggio tra le due guerre – trasformano Christopher Robin in un idolo su cui fantasticare, oggetto di manipolazione dell’industria culturale e mediatica. Divenuto diciottenne, Christopher Robin non passa la visita militare e chiede al padre di utilizzare la sua fama di scrittore per far in modo che il figlio possa finalmente uscire dal personaggio fantastico e riconquistare la propria essenza umana. Intanto, anche Olive si sarà fatta la sua vita, con l’uomo stesso che aveva procurato qualche gelosia al piccolo di cui era stata amorevole tata. Il finale non sarà soltanto consolatorio. Un significativo “elastico” teoretico chiamerà a una lettura non solo favolistica, del rapporto biunivoco, interattivo, multiforme, non deterministico, tra sviluppo dell’esperienza e fantasia, tra libertà espressiva e configurazione della personalità, tra estetica individuale e contestualità sociologica, condizionamenti – anche forti – del sistema produttivo compresi. Con garbo, in una sintassi priva di sobbalzi, ma senza incoraggiare al sorvolamento dei problemi, Simon Curtis invita alla riflessione.

Franco Pecori

 

 

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3 gennaio 2018