La complessità del senso
01 10 2020

Last Christmas

Last Christmas
Regia Paul Feig, 2019
Sceneggiatura Emma Thompson, Bryony Kimmings
Fotografia John Schwartzman
Attori Emilia Clarke, Henry Golding, Michelle Yeoh, Emma Thompson, Boris Isakovic, Lydia Leonard, Ritu Arya, Ansu Kabia, Maxim Baldy, Calvin Demba.

Vivere a Londra da croati, a Natale, come in una fiaba. Dalla Jugoslavia del 1999 alla capitale del Regno Unito nel 2017, il trasferimento non solo materiale ma sociale e culturale pesa sul presente e sul futuro di Kate (Emilia Clarke, Io prima di te 2016). Nel contesto della metropoli, la ragazza appare sbandata, passa da una situazione all’altra girovagando senza bussola. L’unico punto di riferimento sembra essere il lavoro precario di commessa presso un negozio di articoli natalizi aperto tutto l’anno. Il che comporta il mascheramento da elfo e il tintinnio di campanelle sulle scarpe. La famiglia c’è, ma non sembra essere di aiuto per una sistemazione di Kate nel nuovo contesto. Petra (Emma Thompson), la madre, è rigidamente ancorata alle tradizioni d’origine e ripete che “è colpa dei Polacchi”.  Il padre (Boris Isakovic), tassista, torna a casa la sera con poco entusiasmo; Marta (Lydia Leonard), la sorella maggiore, mostra rigidità. La giovane continua a vagolare da una casa all’altra, ospite di amici e praticamente senza dimora. La svolta sembra arrivare dall’incontro casuale con Tom (Henry Golding), uno strano giovane che guarda spesso all’insù, compare, scompare e ricompare, invitando Kate, in un certo senso, a calmarsi, ad avere un atteggiamento più dolce verso la vita. E il film rafforza la propria forma di favola di Natale. La canzone di George Michael (musicista morto tragicamente durante la scrittura del film, il giorno di Natale 2016) si impone come riferimento essenziale, lo sguardo verso il mondo dei senzatetto (Tom dice di partecipare al volontariato verso di loro) si fa assiduo e comprensivo. Kate canterà per loro, raccogliendo elemosina in strada. Ci attende un finale rivelatorio che ovviamente non anticipiamo. Diciamo che tra Kate e Tom, si verifica un vero scambio di cuori e una solitudine può trasformarsi in una nuova vita. Il tono del racconto si compone di sottile umorismo e di pacata apertura verso un possibile “mondo migliore”, speranza per la quale conviene partire dalla conquista di una nuova consapevolezza di sé: del proprio “cuore”, se restiamo al destino della protagonista. Il regista Paul Feig (Le amiche della sposa 2011, Ghostbusters 2016, Un piccolo favore 2018) mostra di trovarsi meglio nella prima parte del film, mentre lo attende un finale un po’ forzato nel perseguimento di un risvolto “morale” vagamente predicatorio.

Franco Pecori

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19 dicembre 2019