La complessità del senso
18 12 2017

L’abbiamo fatta grossa

film_labbiamofattagrossaL’abbiamo fatta grossa
Regia Carlo Verdone, 2015
Sceneggiatura Carlo Verdone, Pasquale Plastino, Massimo Gaudioso
Fotografia Arnaldo Catinari
Attori Carlo Verdone, Antonio Albanese, Anna Kasyan, Francesca Fiume, Clotilde Sabatino, Virginia Da Brescia, Federico Ceci, Massimo Popolizio.

Poveri cocchi, si destreggiano in una vita incerta, procedono su un tappeto sconnesso, rischiano di pagare caro ogni movimento, ogni decisione si rivela inadeguata e vorrebbero tanto tornare bambini. Yuri Pelagatti (Antonio Albanese) passa un momento davvero difficile. Attore di teatro non proprio di primissimo piano, si sente a terra perché la moglie Carla (Clotilde Sabatino) lo sta lasciando – ma l’ha tradita più volte -, ne soffre tanto da non riuscire più a ricordare le battute quando è in scena.  Arturo Merlino (Carlo Verdone), ex carabiniere, sogna e scrive storie noir che lo vedono protagonista di avventure da investigatore internazionale (Le notti insonni di Peter York), mentre in realtà vivacchia con incarichi di pedinamento e perfino di recupero di gatti scappati di casa agli anziani padroni (chicca cinefila, appare Giuliano Montaldo). Arturo abita con la vecchia zia (Virginia Da Brescia), vedova e un po’ debole di mente, al piano di sopra c’è Giorgia (Francesca Fiume), ragazza italiana dai lineamenti cinesi, volenterosa collaboratrice con macchina fotografica. Una volta presentati i due protagonisti, coppia un po’ strana, forse stridente, ma nuova e suscettibile di miglioramenti nel ritmo, si passa alla trama, piccolissima e meccanica, dentro la quale vengono insaccati punti di vista e osservazioni della realtà circostante, costume, pregi e difetti degli italiani, soprattutto difetti anche se non troppo gravi perché in fondo facciamo un po’ tutti tenerezza. Che dire della soprano di origine armena e proveniente dalla Georgia, Anna Kasyan, impiegata come barista di Testaccio e cedevole amica dell’affascinante (per lei) Merlino? Disperato per la sciagura della separazione, Yuri ha strappato ad Arturo la promessa di occuparsi del pedinamento di Carla. L’investigatore privato si mette all’opera e subito incappa in una sfortunata prova tecnologica. Una cimice-spia si rivelerà piazzata nel posto sbagliato e da qui l’interminabile catena, meglio catenella, di imbarazzantissime disavventure – si ride per merito di tipicità verdoniane risalenti all’epoca delle irresistibili macchiette – che porteranno a un finale un po’ triste ma sufficientemente risarcitorio, anche in ottica socio-politica. Merito anche dell’ironia sarcastica di Massimo Popolizio, giusto nel ruolo-sorpresa da cui il risvolto finale che non riveliamo. Si parla già di un possibile proseguimento nel lavoro di coppia dei due comici. Soprattutto Albanese meriterebbe, anche accanto a Verdone, qualcosa di più consistente. 

Franco  Pecori

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28 gennaio 2016