La complessità del senso
14 11 2018

Le ereditiere

Las erederas
Regia Marcelo Martinessi, 2017
Sceneggiatura Marcelo Martinessi
Fotografia Luis Artega
Attori Ana Brun, Margarita Irún, Ana Ivanova, Patricia Abente, Alicia Guerra
Premi Berlino 2018: Premio Alfred Bauer, Orso d’Argento atr Ana Brun, Fipresci.

Chela (Ana Brun) e Chiquita (Margarita Irún), un amore maturo, trentennale, un affetto profondo, un paese in cerca di luce. Nel Paraguay si vive con il peso di un’oppressione politica, accentuatasi dopo il colpo di stato del 2012. Siamo ad Asuncion. Per le due donne, borghesi sentimentali e pigre, è arrivato  il momento di dover rinunciare ai vecchi privilegi di radice coloniale. Un debito da pagare le costringere a mettere in vendita gli oggetti preziosi della casa. Chiquita finisce addirittura in carcere, a contatto con un’umanità sconosciuta. E Chela si trova spaesata, come imbambolata, a dover controllarsi – per abitudine – nei piccoli comportamenti quotidiani e nelle scelte anche intime che accentuano in ogni momento la sua solitudine. Marcelo Martinessi esplora con dolorosa partecipazione un piccolo mondo di nostalgie e di rimpianti, dettagliando discretamente i particolari plastici e i piccoli comportamenti con luce “naturale” e secondo tempi e tagli vistosamente attenuati. Ana Brun (giustamente premiata a Berlino) recita sul filo di un crinale simbolico che fa del suo personaggio l’indice di una progressione interiore non-voluta e non-cercata eppure decisiva per una speranza prospettica, per un riscatto anche culturale a fronte di una “fatalità” decadente. In un mondo situazionale ritagliato in chiave femminile (la frequentazione di Chela e Chiquita è comunque costituita da donne), viene fuori pian piano (molto piano) un’istanza vitale che prende la forma di possibili nuovi rapporti, in una “ricerca delle pertinenze” continua, fin dall’inizio minimale e quasi-in-significante. Chela, affezionata ai propri oggetti – si direbbe più che alle persone – e a se stessa percepitasi inizialmente come oggetto, esce dal guscio che si è conservata con puntigliosa determinazione: la propria auto, la Mercedes con la quale, costretta a guidare nel traffico per lei nuovo e pericoloso, può costruire un nuovo modo di vivere in autonomia. Le amiche dei salotti e della partite a carte, donne anziane e alla ricerca di qualche vitalità, le chiedono passaggi, la ricompensano con la moneta che altrimenti darebbero a un tassista. Ma il “taxi” di Chela è speciale, dà modo a lei e alle sue passeggere di riattivare il piacere di una “normale avventura”, di una sistemazione nuova, autonoma, nella quotidiana scansione delle piccole necessità. È in tale quadro che avviene l’incontro con Angy (Patricia Abente), ospite inattesa del servizio taxi di Chela. Un erotismo “fuori contesto” accende nella protagonista una spinta a trovare nell’eccezione la guida a una vita, a una sorpresa. E infatti, il film silenziosamente si avvia a un finale aperto che si lascia alle spalle un mondo di rottami. Altro che eredità.

Franco Pecori

 

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18 ottobre 2018