La complessità del senso
18 12 2017

The Dinner

The Dinner
Regia Oren Moverman, 2017
Sceneggiatura Oren Moverman
Fotografia Bobby Bukowski
Attori Richard Gere, Laura Linney, Steve Coogan, Rebecca Hall, Chloë Sevigny, Charlie Plummer, Seamus Davey-Fitzpatrick, Adepero Oduye, Michael Chernus, Taylor Rae Almonte, Joel Bissonnette, Dominic Colón, Robert McKay, Benjamin Snyder, Laura Hajek, Emma R. Mudd, Miles J. Harvey, George Aloi, Jesse Dean Peterson, George Shepherd, Judah Sandridge, Patrick Kevin Clark.

Il film del newyorkese di origine israeliana Oren Moverman (Oltre le regole – The Messenger, Orso d’Argento a Berlino 2009, Gli invisibili 2014) viene, come già I nostri ragazzi di Ivano De Matteo (2014), dal bestseller Het Diner (La cena), dello scrittore olandese Herman Kock. Satira e sarcasmo sono gli ingredienti più vistosi del romanzo, critico verso la falsa società della falsa famiglia e del falso perbenismo dell’educazione e della politica. Nel film, l’azione è trasferita in America e gli ingredienti della cena sono soprattutto estetici. Moverman affida a Steve Coogan, attore già bravo nella parte di Octavius in Una notte al museo 2006 e seguiti, il carico più pesante dei “disturbi” da sopportare quando si è inseriti in un contesto criticabile per molti aspetti, di forma e di sostanza. Paul è un insegnante che ogni giorno avverte il peso di trasmettere alla sua classe contenuti e criteri sempre più difficili da confermare, dalla storia alla realtà attuale. E anche in casa, nei dettagli del comportamento con la moglie Claire (Laura Linney), tutto sembra svolgersi sul filo di una psicopatologia incombente. Al fondo, Paul cova fin dall’infanzia un risentimento verso il fratello maggiore, Stan (Richard Gere), prediletto dai genitori. Stan, affermato in politica, è membro del Congresso e impegnato nella campagna per l’elezione a governatore. Proprio nei giorni cruciali della raccolta di consensi, accompagnato dalla moglie Katelyn (Rebecca Hall), decide di invitare Paul e Claire a cena in uno dei ristoranti esclusivi della città. Il motivo dell’invito è la necessità di trovare un momento per parlare di una questione da risolvere in segreto. Moverman sceglie la strada della serie di inserti/flash progressivi per condurci nell’interno anche emozionale della vicenda, fornendoci così una prospettiva in fieri. Il passato dei due fratelli emerge in una sorta di ricomposizione dei cocci di un vaso che, una volta rottosi, non ha più avuto modo di risanarsi. Ma ora è in gioco il successo politico di Stan e, di riflesso, l’immagine delle due famiglie. Infatti è finito sul web il video nientemeno che di un omicidio, commesso in una notte a zonzo per la città dai rispettivi figli. I due adolescenti, Michael (Charlie Plummer) e Rick (Seamus Davey-Fitzpatrick), bevuti ed eccitati dalla serata, si sono abbandonati a un’insana ferocia contro una povera senzatetto trovata lungo la strada, vicino a un bancomat. Si tratta di decidere se bloccare quelle immagini prima che vengano riconosciuti i protagonisti, oppure prendersi la responsabilità di una doverosa denuncia. Le motivazioni dei pro e dei contro si articolano nel racconto, affidate alla buona recitazione dei protagonisti e scandite dal susseguirsi delle portate della cena: Aperitivo, Antipasto, Portata Principale, Formaggi, Dessert, Digestivo. Dicevamo l’estetica. Fa senso l’importanza ambientale, il ristorante di lusso, il trattamento del personale, la descrizione minuziosa del cibo, il confondersi delle battute di Stan e Paul e delle loro mogli nell’atmosfera sofisticata, riservata e paradossalmente volgare, accogliente e complessata. Nell’onda sonora si mescolano musiche di Philip Glass, Leonard Cohen, Firewater, Bob Dylan. Ma improvvisamente ecco un inserto in cui prevale il silenzio: Paul fa lezione di storia a una classe vuota. E’ questo silenzio della generazione dei figli a deflagrare indiscreto nella composta battaglia delle convenienze. Di pratico, è probabile che alla fine della cena non succederà nulla di sconvolgente, ma quel silenzio della storia sarà difficile da colmare. “Viviamo in una società postumanistica”, osserva Oren Moverman.

Franco Pecori

Print Friendly

18 maggio 2017