La complessità del senso
21 08 2017

Maria per Roma

Maria per Roma
Regia Karen Di Porto, 2016
Sceneggiatura Karen Di Porto
Fotografia Maura Morales Bergmann
Attori Karen Di Porto, Andrea Planamente, Cyro Rossi, Diego Buongiorno, Nicola Mancini, Bruno Pavoncello, Mia Benedetta, Daniela Virgilio, Lorenzo Adorni, Paola Venturi, Marianna Costantini, Boris Giulivio, Paolo Samoggia.

Il regista e il film. Nel modo classico, hollywoodiano, il regista eseguiva riprese previste rigidamente dalla sceneggiatura. È ciò che si fa ancora, soprattutto per lo short pubblicitario. A partire dagli anni ’60, la critica francese scovò il valore artistico della regia nei prodotti di genere americani e, di seguito, emersero personalità che sfornarono film in cui le scelte del regista prevalsero sulla pre-scrizione produttiva. Fu il cinema d’autore. In seguito, l’evoluzione dei mezzi tecnici ha permesso di alleggerire l’ingombro materiale, sul versante della fotografia, del montaggio e del sonoro. Anche se d’altra parte – come per una compensazione industriale – cresceva il volume e l’importanza della “postproduzione” elettronica (gli effetti che fanno sembrare allo spettatore che tutto col cinema sia possibile), siamo prossimi ormai a una sorta di livellamento oggettuale e si diffonde con progressione geometrica l’idea che un film basti immaginarlo per vederlo bello e fatto apparire quasi per miracolo sullo schermo, magari sullo schermo di casa o su quello del cellulare. Potremo fare tutti del cinema o potremo tutti fare soltanto un film? Il film dell’esordiente Karen Di Porto non sembra girato a casaccio, pare invece molto pensato in fase di preparazione. L’apparente casualità della tessitura episodica nella giornata di Maria (Karen Di Porto) rimanda a un lavoro di scelta di situazioni e personaggi minori sì, ma individuati in quanto dominanti in un contesto di semi-azzeramento delle qualità socio-culturali nella metropoli romana. In una specie di ansia del nulla, personaggetti e loro parodie, mostrano il respiro gravemente corto di una nevrotica “grande lentezza” che da un momento all’altro sembra minacciarli di morte. Maria, non più giovanissima single disperata nella vana ricerca di mettere insieme aspirazioni d’attrice e mestieri di pura sopravvivenza, rinuncia alla piccola sistemazione borghese e si ritrova in compagnia di figure minori, patetiche nella loro involontaria volgarità, segni minimi di una confusione inarrestabile e storica. Fanno capolino frattaglie fellinesche, “soste” riflessive antonioniane e perfino semifulminei flash sull’alienante eleganza di personaggi sorrentineschi, come fosse roba da trovare agli angoli delle strade, roba che Maria andasse cercando per Roma. Ma evitiamo di entrare nei dettagli di velleità espressive. Colpisce, per la valenza metaforica, la scena finale. Maria, sfinita per la giornata infernale piena di rincorse e di delusioni, finisce a dormire sotto un ponte insieme all’amico Cesare (Andrea Planamente). E gli chiede: «Non moriremo di freddo?». Lui: «Ma come! ci vengono dalla Romania per dormire sotto i ponti nostri!». Film tratto da una vera storia [Festa del Cinema di Roma 2016 – Le voci del domani]

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8 giugno 2017