La complessità del senso
23 08 2017

In Another Country

film_inanothercountryDa-Reun Na-Ra-E-Suh
Regia Hong Sang-soo, 2012
Sceneggiatura Hong Sang-soo
Fotografia Park Hong-yeol, Jee Yune-Jeong
Attori Isabelle Huppert, Yu Jun-Sang, Jung Yumi, Youn Yuh-jung, Moon So-ri, Kwon Hae-Hyo, Moon Sungkeun.

Anne tre volte. Ma tre è solo il numero perfetto, sta per ? e siamo nel campo delle variazioni e delle varianti. La matematica e la commedia possono trovarsi bene nel cinema a patto che l’autore, cosciente dei parametri, mantenga l’operatività del senso estetico. La Huppert sembra nata anche (raramente l’abbiamo vista spaesata in un ruolo) per il personaggio della protagonista, Anne, abbandonata dal marito e in “viaggio” per altri paesi, fuori e dentro di sé. Sappiamo, ovvio, che la vita ci cambia ad ogni istante e che i dubbi e le incertezze possono esser prodotti dal nostro grado di consapevolezza quanto più accentuato. Dipende dalla cultura che ciascuno si porta dentro e dai comportamenti che ne conseguono: è la catena di imprevedibilità che ci rende “curiosi” e vivi. Lo è il coreano Hong Sang-soo, adorato dai cinefili in patria e fuori, per via delle evidenti assonanze col cinema “falso-leggero” dei  Rohmer, dei Resnais, dei Truffaut. Proveniente da Cannes 2012, il film offre al pubblico del circuito normale una buona occasione per rendersi conto che in Corea non c’è solo Kim Ki-duk. Le tre versioni della Anne in questione scaturiscono dalla penna di una giovane studentessa di cinema (guarda un po’), la quale, annoiata dall’ambiente di Mohang che sta visitando insieme alla madre, si esercita a scrivere una sceneggiatura. La chiave della “esercitazione” è importante per leggere poi il film sotto specie di “proposta” e di riflessione sul tema della invenzione/ripetizione, insomma della consapevolezza delle condizioni di ogni creatività. I tre personaggi della Huppert, identici/diversi, riattivano per tre volte istanze sentimentali soggiacenti alla situazione personale della protagonista. La signora francese, elegante e sexy, esercita un fascino irresistibile verso gli uomini del paese orientale, famosi per la loro propensione al gallismo. Lei lo sa, se ne rende conto e con una leggerezza vagamente impertinente sperimenta, su di sé e su di loro, l’eccitazione dei limiti della “novità”. Anne approda per tre volte nel luogo/set della marittima Mohang, medesimo albergo e somiglianti figure umane; cambia d’abito per segnalare il nuovo capitolo, produce ansia e sorriso nei diversi momenti in cui “sta per” decidere le proprie scelte e infine, come uno Charlot, si allontana a passo regolare lungo la via prospettica del finale. Il senso estetico, misurato con minuziosità lieve, emerge per quasi-cancellare prospettive del tipo “smoking no smoking”. Il corpo e il sorriso di Isabelle contengono e frenano possibili approfondimenti extrafilmici.

Franco Pecori

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22 agosto 2013