La complessità del senso
24 08 2017

Forever young

CMYK baseForever young
Regia Fausto Brizzi, 2016
Sceneggiatura Fausto Brizzi, Marco Martani, Edoardo Falcone
Fotografia Marcello Montarsi
Attori Fabrizio Bentivoglio, Sabrina Ferilli, Stefano Fresi, Lorenza Indovina, Lillo Petrolo, Luisa Ranieri, Teo Teocoli, Claudia Tanella, Francesco Sole, Pilar Fogliati, Nino Frassica.

Maturità o giovinezza del cinema italiano? La domanda risponde alla tentazione che viene nel vedere l’ennesima commediola in cui si raccolgono materiali d’uso nel contesto più prossimo e più circoscritto per confezionarne quadretti speculari, pseudorisarcitori verso l’inevitabile quanto inconsapevole sentimento di desolata contaminazione proveniente dall’invasione inarrestabile – così pare – del “nulla”. La tentazione è di resistere e vedere un film come oggetto suscettibile di metacinema, di andare oltre il grado quasi-zero del senso e di fruire comunque di un paradiso della ridondanza che ci viene offerto in cambio della paziente benevolenza, radicata fin nelle prime immagini di un treno che arriva alla stazione e di un razzo che parte per la luna. Rispetto a quest’ultimo equilibrismo socioculturale sul tema del “sentirsi forzosamente giovani”, i precedenti film di Fausto Brizzi, Notte prima degli esami (2005), Ex (2008), Maschi contro femmine (2010) si propongono alla memoria come capolavori della freschezza. L’autore ha perso l’allenamento? Siamo piuttosto portati a pensare che l’insistente ripensamento critico circa la commedia postneaorealistica anche assai mediocre e spesso accondiscendente verso facili comicità ripetitive rischi di incoraggiare sceneggiatori e registi alla facile resa, alla comoda assunzione di dosi minime di veleno estetico meno innocue di quanto si possa immaginare. La sintomatologia più apparente è nel linguaggio copia/incolla, nella collezione di frasi fatte, segno inconfondibile di un’eterna ricerca del tipico, alla caccia di una riconoscibilità garante di verosimiglianza, a scapito della valenza critica dell’espressione. Una certa concatenazione situazionale, debole nello sviluppo e inconsistente nei caratteri, non basta a rendere vivi i personaggi, la scena stenta a farsi commedia, vive piuttosto sull’esigua efficacia di una battuta, sulla simpatia solo referenziale delle figure “prese dalla vita”. Il tema del film, lo abbiamo lasciato per ultimo, tale è la trasparenza già nel titolo. Il cast è quasi altisonante, ma è visibile negli attori l’aspirazione a entrare in ruoli tridimensionali. Bravo però Fabrizio Bentivoglio, capace di trasmettere un senso di ironia pur nei contorni che delimitano la figura di Giorgio, maturo imprenditore, forzato della giovinezza a tutti i costi. Il quadro generale, di cinquantenni uomini e donne che cercano sesso giovane e di ragazze e ragazzi che praticano scorciatoie del sentimento, attratti dalla figura genitoriale più o meno riciclabile, è molto lontano da una visione e riconsiderazione della società attuale. Ovvio che divertirsi sia bene e necessario, ma basta già guardarsi attorno per avere da ridere quanto si vuole.

Franco Pecori

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10 marzo 2016