La complessità del senso
18 12 2017

Amori che non sanno stare al mondo

Amori che non sanno stare al mondo
Regia Francesca Comencini, 2017
Sceneggiatura Francesca Comencini, Francesca Manieri, Laura Paolucci
Fotografia Valerio Azzali
Attori Lucia Mascino, Thomas Trabacchi, Carlotta Natoli, Valentina Bellè, Camilla Semina Favro, Filippo Dini, Iaia Forte.

Fuggire da Claudia (Lucia Mascino), ossessiva compulsiva dei nostri giorni. La definizione va molto, risolve in chiave scientifica l’approccio intuitivo/estetico alla figura esistenziale che si può incontrare, non diciamo all’angolo della strada ma almeno nelle aule e per i corridoi dell’università. Fuggire o poi tornare, riaccettarla di nuovo per rifarsi di un amore non voluto ma inevitabile, apprezzarne le angosce, divorarne i piaceri. Stare bene con Claudia, questo è il problema. Lo pensa Flavio (Thomas Trabacchi)? Oppure, alla fine, Flavio lo accetta e tutto finisce lì? Tutto dipenderà da Claudia, se si deciderà a stare al mondo. Ma Claudia non è un amore, non è “un amore che non sa stare al mondo”, è una donna. Questo è il problema. Visto dalla parte femminile, il problema è non fuggire da Flavio, non attaccarlo, non massacrarlo, mangiarlo con gusto e digerirlo senza aiuto chimico, insistere per disordinare l’ordine, ritrarsi per tenere a bada le sottili paure di nottate senza prezzo. Rendergli la vita impossibile, essere o non essere una donna/amore più che un amore di donna, questo è il problema. Claudia e Flavio, ex studenti, si rivedono all’università da docenti. Non sarà facile attraversare lo “spessore” che ormai li separa. Ma li può unire ancora. Dipende. Per il momento, lei lo attacca in pubblico, in conferenza. Compulsivamente. E la regista che fa? Francesca Comencini ha già scritto il libro e, come donna, sa cosa significa saper stare al mondo. L’amore però è un’altra cosa. Non è facile dire cosa sia, specialmente oggi con i nervosismi che il mondo trasmette e divulga. Il film comunque le è toccato farlo, dato che il libro era già stampato. Non che la regista non volesse farlo, noi non eravamo nella sua testa. Ma “le è toccato farlo”, lo si deduce dal mondo come viene rappresentato il mondo d’amore, o l’amore del mondo, prima, dopo, al di qua, al di là, oltre le persone. Il problema è il personaggio di Claudia nel film commedia. Claudia non sopporta lo stereotipo, vuole vivere la propria vita, a costo di soffrirla. E però non a costo di perderla, perciò deve darsi una regolata perché Flavio è restio, titubante, nemmeno prestante forse come anni addietro e addirittura pronto a usufruire di un’ultima possibilità erotica proveniente da un incontro tardivo. Come procedere, a questo punto? Ci vorrebbe una stangona giovane, una studentessa brava e pulsante che trasmettesse a Claudia la voglia di un’esperienza diversa, che la distraesse dalla compulsione usuale. Tensioni altre, scene erotiche giuste al momento giusto, immaginate e cinematografate senza oscenità segnano il dovuto passaggio per il sentiero stretto del “disordine amoroso”. E si recupera il fiato per un respiro meno analitico. L’amore che non sa stare al mondo può permettersi di fondere le persone e non paga il prezzo dell’analisi. La commedia è un abbraccio finale, è divertente. Ovvio che non ci siamo permessi di psicoanalizzare l’opera, per il semplice motivo, stranoto, che psicoanalizzare l’arte sarebbe un errore basico. Resta una certa ansia del “saper stare al mondo” che il film ci trasmette in forma di “amori che non sanno”. Un’ansia che fa un po’ da velo al personaggio donna. Come sia, eccellente la prestazione degli attori.

Franco Pecori

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29 novembre 2017