La complessità del senso
19 10 2017

Song to Song

Song to Song
Regia Terrence Malick, 2017
Sceneggiatura Terrence Malick
Fotografia Emmanuel Lubezki
Attori Ryan Gosling, Michael Fassbender, Natalie Portman, Rooney Mara, Cate Blanchett, Holly Hunter, Bérénice Marlohe, Val Kilmer, Lykke Li, Olivia Applegate, Dana Falconberry, Linda Emond, Louanne Stephens, Tom Sturridge, Brady Coleman, Austin Amelio, Iggy Pop, Patti Smith, John Lydon, Florence Welch, Alan Palomo, Tegan Quin, Sara Quin, Anthony Kiedis, Michale Peter Balzary, Chad Smith, Josh Klinghoffer, Big Freedia, Spank Rock, Black Lips, Neely Bingham, Timothy Riztenhaler.

Danzano. Una folla di danzatori sostituisce in pratica, ma non idealmente, la recitazione drammatica. Mimano l’immedesimazione al di qua dello straniamento, hanno orrore dell’interpretazione, ambiscono all’impossibile. “Elevare il cuore”, “Superare lo steccato”, dicono fuori campo. Alimentano un’ansia di Universo, rimbalzano da una nuvola all’altra. Prendono anche il mondo com’è: “E’ tutto in caduta libera”, dicono. Figure, ecco. Diremmo figurine, se non fossimo adulti. Di recente, doveva essere più o meno il luglio del 2013 – La La Land non era stato concepito – un amico ci ha dato una grande soddisfazione con una sua decisione drastica: dopo esser saltato di coiffeur in coiffeur e di estetista in estetista, i meglio frequentati della capitale (attori, conduttori di Tg, attrici, poeti, cinematografari, saggisti da inserto speciale, avvocati, dentisti, ingegneri navali, musicisti in tournée), non s’è fatto più vedere, si tagliuzza i capelli da solo, con le forbici davanti allo specchio. Ora è contro l’estetica da parrucchiere, dice. Nell’ultimo Malick v’è ancora indecisione. E’ vero che Patty Smith spiega e dimostra con la chitarra in mano a Rooney Mara che “la musica si può fare anche con un solo accordo”. Ed è vero che Mara (Faye nel film, la compagna cantautrice di BV – Ryan Gosling -, musicista figlio irrequieto pentito e nell’intimo convinto che il padre – Neely Bingham – è sempre il padre) si convertirà alla “vita semplice”, lasciando il casino degli strusciamenti sfumati e del cuscino elegantemente arruffato. Ma alla fine, dopo i rischi di nuotate a fior d’acqua (piscine, vetrate, volumi bianchi, arcate e nuvole nel ciel), che ne sarà del futuro professionale, cosa resterà dell’eleganza? Siamo sicuri che, Song to Song, il produttore Cook (Michael Fassbender) – guai a immaginarlo nudo – non resti imbambolato dall’acuto sfiorarsi a tradimento di cameriera Portman (Natalie), Rhonda – guarda un po’ – nel film, con la Mara, memore com’è, lei, d’esser stata Therese con Carol/Blanchett? V’è indecisione nell’ispirazione. Una cosa è sicura, il miscuglio danzereccio della musica/tutto – occhi sgranati, salti belluini, gioie disperate, bum bum bum, folle adoranti verso il palco, rave e tutti i sogni del mondo (del mondo?) – non funzionerà. Lo dice Malick. Meglio andarci piano, Song to Song. E poi svenire, finire forse. I cieli sono immensi, orgoglio di Zampaglione. Ma quello è pop. Non si può continuare così, tornare a una vita semplice sarebbe l’ideale. Conclusione orribile del film mimato. Risarcimento eccessivo.

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Franco Pecori

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10 maggio 2017