La complessità del senso
22 06 2017

Cinquanta sfumature di grigio

film_cinquantasfumaturedigrigioFifty Shades of Grey
Regia Sam Taylor-Wood
Sceneggiatura Kelly Marcel
Fotografia Seamus McGarvey
Attori Dakota Johnson, Jamie Dornan, Jennifer Ehie, Eloise Mumford, Victor Rasuk, Luke Grimes, Marcia Gay Harden, Rita Ora, Max Martini, Callum Keith Rennie, Andrew Airlie, Dylan Neal, Rachel Skarsten, Emily Fonda, Anthony Konechny, Bruce Dawson.

Si fa presto a dire «Non è un film per critici»! A coloro che lo dicono (ve ne sono) sfugge che questa è la critica più rapida e più facile, viaggia sullo stesso binario del film, ma è prima di tutto una critica giacché implicitamente, e nemmeno poi tanto, cataloga le Sfumature con drastica precisione: non valutabile come bello/brutto. Basta saperlo, la critica non è solo quella cinematografica. Attenzione piuttosto a non essere invidiosi: il film esce in Italia in mille copie. Sì. Il numero di spettatori chiamati a pagare il biglietto è, relativamente alla platea italiana, sterminato (sterminatore?). E cioè il numero di persone che dovrebbe sentirsi autorizzato a fare a meno del giudizio critico è il più vasto possibile. La mente va a quei registi che si vedono regolarmente sottoposti alle palline o al voto. Ma tentiamo di leggere e interpretare, tenendo conto, come giusto, della circostanza e della pertinenza. Se andiamo dal parrucchiere e sfogliamo una rivista in cui troviamo argomenti di psicologia o di sessuologia con le pagine inzeppate di immagini di profumi, prodotti di bellezza, viaggi e auto lussuose, diremmo che quella che abbiamo tra le mani non è una rivista per psicologi o per sessuologi? A ciascuno il suo. Non pochi fra gli spettatori delle Sfumature in questione saranno già usi a commisurare la propria “adeguatezza” al piacere sessuale con le immagini e i comportamenti che fanno parte della loro abitudine quotidiana – inutile elencare i media, ve ne sono ovunque ci si rigiri. Questa delle Sfumature è l’ennesima occasione per rinnovare e/o rafforzare il modello. E a proposito di modello, allo spettatore avveduto non sfuggirà come sia centrale nel film il problema di firmare o non firmare il Contratto. La studentessa di letteratura inglese nonché commessa in una bottega di ferramenta, Anastasia Steele (Dakota Johnson), subisce il fascino fulminante (ma non improvviso né sorprendente, se si tiene conto del contesto dei mass-media) del giovane magnate (i prodotti di cui si occupa non hanno importanza) e cocco di mamma disastrata, Christian Grey (Jamie Dornan). Fin qui, tutto ok: quale studentessa/commessa non sognerebbe di trovarsi di fronte il Principe Azzurro e di constatare di aver fatto colpo su di lui? Anastasia sarà pur stata ultimamente dal parrucchiere e, dunque, niente paura: lasciarsi andare, restare affascinata. E però, l’insipido confessa presto di avere le sue proprie regole: non fa l’amore bensì scopa (ormai si può dire) forte e se Anastasia se ne vorrà rendere davvero conto si prepari a firmare un contratto sui dettagli del piacere, dopodiché non dovrà sorprendersi se si troverà chiusa in una stanza attrezzata con oggetti sado-maso (il significato si trova facilmente su Wikipedia). Siamo nel cinismo più sfrenato? Macché. Il concetto di contratto serve qui a confortare tutti, personaggi e spettatori, sulla improbabilità della sorpresa, è il preannuncio della tranquillità. Infatti non si vedrà niente di non già visto e rivisto, anzi se ne vedrà anche di molto meno. E si sappia che, per quanti hanno avuto l’avventura di vedere Via col vento, il bacio di Clark Gable a Vivien Leigh è tutta un’altra cosa. Ci si domanderà: ma poi, Anastasia lo firmerà quel contratto. Christian, tra l’altro, verso la fine comincia ad ammettere sottovoce che insomma quel pezzo di carta potrebbe anche non essere così essenziale. Vuoi vedere che il possibile turbamento di quanti non avessero mai sfogliato riviste dal parrucchiere andrà risolto con un semplice trionfo dell’Amore/Cuore? Intanto, leggetevi il libro di E.L. James. Così imparate.

Franco Pecori

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12 febbraio 2015