La complessità del senso
17 10 2019

La conseguenza

The Aftermath
Regia James Kent, 2017
Sceneggiatura Joe Shrapnel, Anna Waterhouse, Rhidian Brook
Fotografia Franz Lustig
Attori Keira Knightley, Alexander Skarsgård, Jason Claerke, Flora Thiemann, Fionn O’Shea, Kate Phillips, Martin Compston, Alexander Scheer, Frederick Preston, Tom Bell, Abigail Rice, Joseph Arkley.

Amburgo 1946. Sulle rovina fumanti del secondo conflitto mondiale si svolge il dramma di una pacificazione forzosa e di una ricostruzione carica di residui ambientali difficili da semplificare. Tuttavia la carica umana nelle persone resta viva al di là delle sofferenze ideali e delle soluzioni della politica internazionale. Dal romanzo “L’alba del mondo”, di Rhidian Brook (Sperling & Kupfer ed.), un film a chiave romantica che lascia nel sottofondo il tema della guerra e delle sue gravi implicazioni storiche. In primo piano, pur con una buona dose di discrezione narrativa, l’impulso al recupero della dimensione sentimentale della vita, nel quadro orribile di una convivenza civile tutta da ricostruire. È il dato del massacro anche ideale e del conseguente disastro di cui inevitabilmente soffre la diversa sensibilità dei personaggi, bene rappresentata da attori di prima grandezza. Keira Knightley è Rachael, moglie di Lewis Morgan (Jason Claerke), ufficiale britannico incaricato di seguire il riavvio pratico della città distrutta. Alla coppia viene assegnato un alloggio di lusso, la villa dell’architetto tedesco Stefan Lubert (Alexander Skarsgård), al quale, insieme alla sua giovane figlia Freda (Flora Thiemann), la coppia inglese concede di occupare comunque la parte superiore della casa. Due culture, due mentalità piuttosto “fredde” si confrontano inizialmente con atteggiamento difensivo e orgogliosamente conservatore delle proprie eredità storiche. Ciascuna delle coppia porta comunque al proprio interno il dolore di perdite causate dalla guerra. Stefan è rimasto vedono e Rachael rimpiange di non essere riuscita a proteggere il figliolo. Ma la vita, sia pure all’interno di nuovi parametri, continua. E non possiamo non notare, fin quasi dalle prime sequenze, che gli sguardi segnalano una certa sensibilità tra Rachael  e Stefan. La regia giocherà fino in fondo la partita del sottile equilibrio melodrammatico, portando senza sussulti quell’attrazione a consumarsi fino al suo limite. È ciò che permette a Lewis di non uscire mai completamente di scena e di conservare il giusto peso, nella dignità professionale e nella sostanza affettiva. Il tutto nella piena prevedibilità della scansione scenica e tuttavia senza rinunciare a momenti anche emotivamente e sensualmente coinvolgenti.

Franco  Pecori

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21 marzo 2019