La complessità del senso
23 09 2019

Il colpevole – The Guilty

The Guilty
Regia Gustav Möller, 2018
Sceneggiatura Gustav Möller, Emil Nygaard Albertsen
Fotografia Jasper Spanning
Attori Jakob Cedergren, Jessica Dinnage, Omar Shargawi, Johan Olsen.
Premi Sundance 2018: Premio del pubblico. Torino 2018: sg.

Copenhagen. Al numero dell’emergenza risponde il poliziotto Asger Holm (Jakob Cedergren). Fa il tuo turno con la mente occupata dall’impegno che lo attende domani in tribunale. La moglie lo ha lasciato e non è soltanto questo il problema. Sapremo poi. Il lavoro sembra tranquillo, ma da un momento all’altro può farsi estremamente impegnativo. Squilla il telefono, una donna dice di essere stata rapita. Iben (Omar Shargawi ) è in auto, un furgone bianco, accanto a lei è alla guida il suo rapitore, a casa la donna ha lasciato la sua figliola. Localizzare, inseguire e bloccare il furgone bianco è il primo problema. E cercare di mantenere per quanto possibile il contatto telefonico con Iben. La scena del rapimento e della fuga non la vedremo mai. Asger e il telefono, questa è la scena. Le difficoltà nel lavoro del poliziotto telefonista sono non solo tecniche. Col passare dei minuti, prende corpo la disperazione di una donna in pericolo di vita, crescono i particolari di una vicenda che man mano possiamo ricostruire sul filo dello stereotipo (non è certo il primo caso di rapimento di cui può nutrirsi la nostra immaginazione) e in relazione alla nostra sensibilità. Partecipiamo senza vedere. Vediamo il personaggio di Asger, attraverso la sua trasformazione cresce l’attesa per il soccorso e la curiosità per un disvelamento della vicenda che si fa doppia: mentre immaginiamo l’angoscia di Iben, veniamo a contatto con la voce del marito, abbiamo un flash con la piccola di sei anni rimasta sola in casa col fratellino neonato. E non basta. La vita di Asger si rivela in un momento di attesa altrettanto angosciosa. Motivi diversi ma non meno drammatici. Tutto si concentra nel tempo di un fine-turno d’emergenza. La bravura di Gustav Möller, svedese alla prima regia, è nel non cedere al pericolo indicazioni universaleggianti in tema di “umanità”, difficoltà nelle scelte, moralità nel comportamento. Le sequenze si mantengono all’interno della stretta suspence della vicenda, la cui dinamica è tutta interna alla situazione. Il poliziotto ha i suoi problemi e deve fare il proprio lavoro. Fuori dall’inquadratura, il mondo non è per nulla semplice, questo è il maggior problema.

Franco Pecori 

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7 marzo 2019