La complessità del senso
14 12 2019

Il segreto di una famiglia

La quietud
Regia Pablo Trapero, 2018
Sceneggiatura Pablo Trapero, Alberto Rojas Apel
Fotografia Diego Dussuel
Attori Édgar Ramírez, Bérénice Bejo, Martina Gusman, Joaquín Furriel, Graciela Borges.

Altro che La Quietud. Il nome della tenuta di famiglia, nei dintorni di Buenos Aires, è come uno specchio inverso della storia e dei sentimenti delle due sorelle, Eugenia e Mia, protagoniste del film dell’argentino Pablo Tapero. Premiato a Venezia nel 2018 con il Leone d’Argento per Il clan, storia della famiglia di Arquímedes Puccio, specializzata in rapimenti, Trapero insiste nello sguardo attento e profondo verso vicende del suo paese, con una narrazione non didascalica né lineare. Si parte con Eugenia (Bérénice Bejo) la quale ritorna a casa dopo un’assenza di anni, per via dell’ictus che ha colpito l’anziano padre. A La Quietud Eugenia ritrova la sorella Mia (Martina Gusman) e la madre Esmeralda (Graciela Borges). Si capisce che il momento è importante, come se stessimo assistendo alla conclusione di una vicenda proprio mentre l’abbraccio delle due sorelle fa scattare il riattivarsi di emozioni giovanili. Il piano emotivo prende rapidamente il sopravvento, le sensazioni che risalgono addirittura all’infanzia fanno emergere un’antica attrazione fisica, coinvolgente e tematica. I corpi di Mia ed Eugenia si attraggono e segnano il passaggio verso la storia, verso il racconto, attraverso una traduzione che il linguaggio del film insegue come un limite, insieme indicativo e confermativo. Le emozioni delle due sorelle si andranno a comporre in un discorso che narrerà la vicenda complessa, tortuosa e anche torbida di una famiglia/Paese, coinvolta nel passaggio della dittatura, nella prospettiva anche europea (un trasferimento a Parigi) e nel ritorno in Argentina. La vicenda passa attraverso la memoria della madre ed è la donna, autoritaria e irrigidita nei nervosismi e nei rimpianti, a scatenare anche un’evoluzione drammatica al limite del noir. La presenza di Vincent (Édgar Ramírez), uomo conteso, è irrilevante. Nell’ultimo terzo il film si perde in un intrigo di rapporti con uomini e gelosie, di sogni mancati, di maternità perfino isteriche che degradano il valore estetico e complicano inutilmente il senso. Il finale, che non raccontiamo, è una capriola inutile. [Venezia 2018, fc]

Franco Pecori

 

 

 

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4 luglio 2019