La complessità del senso
17 10 2017

Biagio

Layout 1Biagio
Regia Pasquale Scimeca, 2014
Sceneggiatura Pasquale Scimeca
Fotografia Duccio Cimatti
Attori Marcello Mazzarella, Vincenzo Albanese, Omar Noto, Renato Lenzi, Doriana La Fauci, Silvia Francese, Salvatore Schembari, Michelangelo Balistreri, Santo D’Aleo, Attilio Ferrara.

C’è da credervi, siamo figli di fiabe da quando l’essere umano ha cominciato a raccontarne una. Non eravamo presenti, ma la cosa è verosimile, data la narrazione generalizzata in cui viviamo immersi. «Se non la racconti, che vita è?» si chiedeva Nanni Moretti in un suo diario. E però, biografia per biografia, quella di San Francesco basta e avanza, se si voglia insistere oggi su una qualche necessità di lasciare il materialismo del mondo per concentrarsi su di un proprio contatto divino. Invece no. Pasquale Scimeca, siciliano, ha voluto fare un terzo film, dopo Il giorno di San Sebastiano (1993) e I briganti di Zabut (1996), sulla figura di Biagio Conte (Marcello Mazzarella), «uno dei pochi uomini giusti che ancora abitano questo paese». Un’esagerazione? Non è questo il punto. Lasciando stare la Missione di Speranza e Carità fondata dall’uomo realmente nato a Palermo nel 1963 e allontanatosi dalla famiglia nel 1990 (lo cercarono attraverso il programma televisivo “Chi l’ha visto?”), proviamo a fidarci di Scimeca. Il suo biofilm pedina Biagio sulle montagne dell’entroterra palermitano con l’avidità voyeristica di un cinema d’altri tempi, nella speranza di cogliere l’attimo del miracolo, o comunque inducendoci a credere (senza riuscirci) che si possa ripetere oggi il gesto francescano, come se bastasse recarsi a piedi nudi fino ad Assisi. Durante la prima fase della “fuga” dalla città, Biagio annusa le foglie del bosco, accarezza voluttuosamente le rocce, si rintana in un buco proteggendolo con i rami raccolti d’attorno, mangia bacche e verdure offerte dalla natura. Dice di sentirsi sereno. Poi incontra un pastore (Vincenzo Albanese) e suo figlio (Omar Noto), si affeziona a un cane che chiama Libero e continua a tenersi lontano dai traffici cittadini. Sarà il pellegrinaggio solitario in Umbria a rafforzare la sua idea, o meglio impressione, circa la ricerca di una dimensione di vita diversa. Ma la fiaba non arriva, il cinema non compie il miracolo. La poesia è assente, l’immagine resta “documentaria”. I fedeli attendono piuttosto che la Chiesa riconosca gli esiti “miracolosi” di un viaggio di Biagio Conte a Lourdes. [Festival Internazionale del Film di Roma, 2014, linea Cinema d’Oggi]

Franco Pecori

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2 febbraio 2015