La complessità del senso
27 09 2020

Il primo anno

Première année
Regia Thomas Lilti, 2018
Sceneggiatura Thomas Lilti
Fotografia Nicolas Gaurin
Attori Vincent Lacoste, William Lebghil, Michel Lerousseau, Darina Al Joundi, Benoit Di Marco, Graziella Delerm, Guillaume Clérice, Alexandre Blazy, Noemi Silvania.

Terzo film sulla professione del medico da parte di Thomas Lilti, regista passato al cinema dopo aver seguito l’insegnamento di Ippocrate. Proprio al padre della medicina era intitolato il lavoro d’esordio, Ippocrate (2014), film di formazione dedicato al tema delle prime esperienze dei giovani medici e più in generale dei princìpi organizzativi della medicina pubblica nel tempo attuale. «Fare il medico non è un mestiere» era la battuta dello stagista algerino Abdel operativo in una struttura dov’erano impegnati medici ancora inesperti. Il secondo film, Il medico di campagna (2016) affrontava il tema della sostituzione delle cure a domicilio con il criterio della ospedalizzazione. La forma di commedia ha facilitato una vicinanza d’interesse verso gli argomenti da parte dello spettatore anche più propenso a tradurre in “leggerezza” questioni dal portato sociale tutt’altro che “leggero”. Ora Il primo anno affronta la fase iniziale, della durissima trafila dei giovani aspiranti ai corsi universitari attraverso i quali approderanno alla laurea in medicina. Il sistema selettivo per il rispetto del numero chiuso, riduce la competizione a una gara nozionistica in cui la forma del test d’ingresso ha un peso schiacciante nella valutazione di merito. La trafila dei punteggi e delle relative esclusioni condiziona in profondità la vita degli studenti, il loro comportamento relazionale, la ritualità d’insieme, il carattere d’impegno formale rispetto alle conseguenze pratiche degli esiti. L’impressione che il messaggio d’Ippocrate resti lontano nella sostanza e si traduca invece nella schematica forma competitiva di una vocazione dissanguata del proprio valore originario, è il risultato, anche estetico, che Lilti fa arrivare allo spettatore pronto ad accogliere il suggerimento  per una riflessione ampia sulle strutture progettuali della società contemporanea. Il tema della medicina – ma il discorso è estensibile al problema della scuola in generale – come traguardo professionale, visto dal “primo anno”, cioè dal punto di partenza di un tracciato la cui rigidità formale non rimanda a sguardi verso futuri armoniosi possibili, autorizza ad analogie preoccupanti che, pur restando soltanto al cinema, richiamano alla memoria esiti difficilmente augurabili a prossimi competitors in un mondo organizzato in fasce selettive del tipo Hunger Games (Gary Ross, 2012). I due protagonisti del Primo anno portano per fortuna in sé una carica umana che permette loro ancora, miracolosamente per quanto la struttura espressiva della commedia lo possa contenere, uno scatto alternativo. L’uno, Antoine (Vincent Lacoste), è al terzo tentativo di venire ammesso al corso di Medicina; l’altro, Benjamin (William Lebghil), è al punto di partenza. Entrambi troveranno la forza di non seguire meccanicamente il cinico consiglio dell’ “esperto” Vincent (Guillaume Clérice): «Studia gli annali, impara senza cercare di capire, questo è il segreto». Poi, prima che il film finisca, ci è lasciata in eredità l’amara riflessione di Benjamin, a supporto di un suo atto risolutivo che non riveliamo. Dice il giovane futuro medico: «I migliori, quelli che diventeranno medici, sono più simili ai rettili che all’essere umano». Genitori e parenti, assenti e presenti sono di contorno. [Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI]

Franco Pecori

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2 settembre 2020