The Beast
La bête
Regia Bertrand Bonello 2023
Sceneggiatura Bertrand Bonello, Guillaume Bréaud, Benjamin Charbit
Fotografia Josée Deshaies
Attori Léa Seydoux, George MacKay, Philippe Katerine, Guslagie Malanda.
Antropologia strutturale? Lévi-Straus (1908-2009), di questi tempi, è dimenticato. La Storia ha comunque i propri legami, momenti, epoche, pertinenze rintracciabili e raccontabili sul tavolo. Bertrand Bonello – regista, musicista, attore nizzardo, già visto a Cannes nel 2001 (Le Pornographe) – mette sul piano il modulo Gabrielle (Léa Seydoux, speciale) e ne rintraccia i legami, i contrasti, le tensioni, le paure, le angosce, i rimpianti, le nostalgie, misurando e confrontando reazioni al mondo che se ne va, che se n’è andato. Tutto a partire da un grande coltello su campo verde, una mano, un urlo. Una voglia di rinascere, nonostante il Tutto. Capiremo quale sia la Bestia che quell’arma può – poteva, ha potuto, potrà – affondarla nella “carne viva” di un lungo trapasso e istantaneo/ideale “trasferimento”, conoscendo la donna protagonista, affondando nella sua carne, nel suo cuore, nella sua mente, nella sua pelle la percezione tematica della Situazione Nuova, nel quadro rinnovantesi del mondo nostro, della nostra vita ora priva di antichi sentimenti, voluttà, scelte, comportamenti. Un mondo di bambole. E sentimenti, sorprese, sofferenze, rimpianti, cancellazioni, trasformazioni. Gabrielle, è nell’acqua della Senna, a Parigi, ai primi del Novecento, pianista, Schönberg nella testa; è a Los Angeles, dopo il Duemila, aspirante attrice; è paziente sul lettino, tra una ventina di anni, consenziente disperata per una “pulizia” del DNA, sfinita com’è dal cumulo di emozioni, dominio ormai insopportabile della sua presente memoria. Un robot ha un ago da infilarle nell’orecchio ed è un’altra storia. Volontà e destino? Lasciamo stare. Il mondo (di Gabrielle/nostro) com’è, com’è stato, come sarà, come forse non può non essere sul tavolo di Bonello, ci entra, ci riempie e ci cancella. Lei ha voluto amare un certo Louis (George MacKay), ma non ha voluto amarlo, poi sì: l’angoscia grande è ora “pulita” da IA: cambio, svolta, resoconto, purezza/mancanza, abisso del disimpegno. Riformulazione del Genere (Fantascienza), se vogliamo stare al Cinema. Con Grazia e ferocia, il regista ci fa prigionieri del tempo. O gestori del Quadro? Cinema Artificiale, da fruire con ammirazione. Un giorno andremo, siamo andati, a vedere una Butterfly che non ha paura della perdita. [Film in concorso alla Mostra di Venezia 2023]
Franco Pecori
21 Novembre 2024