La complessità del senso
14 04 2021

Una donna promettente

Promising Young Woman
Regia Emerald Fennell, 2020
Sceneggiatura Emerald Fennell
Fotografia Benjamin Kracun
Attori Carey Mulligan, Bo Burnham, Alison Brie, Connie Britton, Adam Brody, Jennifer Coolidge, Laverne Cox, Max Greenfield, Christopher Mintz-Plasse, Chris Lowell, Sam Richardson, Molly Shannon, Clancy Brown. Produttori, Margot Robbie, Tom Ackerley, Josey McNamara, Ben Browning, Ashley Fox, Emerald Fennell.

“Non un ruvido film indipendente, ma piuttosto un’opera godibile per il pubblico”. Parola di Emerald Fennell. Progetto interessante per il debutto nel lungometraggio della regista britannica, autrice e attrice già apprezzata per le serie tv (Killing Eve, The Crown) e ora impegnata a disvelare, su toni “leggeri”, una certa “tossicità della cultura sessista”. In tema di violenza sulle donne, dire le cose come stanno, evitando di essere sgradevoli, restando nella commedia, magari sul filo del sarcasmo, senza cedere alla tentazione di andare giù troppo pesanti. Un ruolo non facile quello affidato a Carey Mulligan (An Education 2009). Cassandra Thomas, la protagonista, conduce una vita un po’ strana. Ha lasciato improvvisamente gli studi di Medicina e sembra non avere più ambizioni, contenta dell’umile lavoro al banco di una “schifosa caffetteria”- meno male che Gail (Laverne Cox), la proprietaria, è anche un’amica simpatica. E però, la sera, Cassie si veste da ragazza disinibita e frequenta locali dove gli uomini usano facilmente verso di lei attenzioni pesanti. Viene il sospetto che il comportamento sia provocatorio, resterà da scoprire se la donna non abbia dentro di sé un “nodo da sciogliere”. In un suo taccuino notiamo un programma di “visite” a conoscenti i quali hanno avuto – scopriamo man mano – un ruolo nel fatto drammatico che 7 anni prima coinvolse Nina, amica e compagna di studi universitari sacrificata all’indegno divertimento del gruppo di studenti di cui faceva parte anche Cassandra. Ora riappare per caso anche Ryan (Bo Burnham), divenuto chirurgo pediatrico. Cassie è messa così male che le passa di mente perfino il giorno del proprio compleanno, il trentesimo, per la disperazione dei genitori, soprattutto della mamma (Jennifer Coolidge) – gustosa la scena del regalo da scartare a tavola, una bellissima valigia. E quel giovane medico rafforza i ricordi, suscitando nella protagonista anche un qualche turbamento sentimentale. Continuiamo a incontrare diversi “testimoni” del fattaccio i cui contorni vanno delineandosi e che non possiamo scoprire qui. Diciamo soltanto che si capirà come le responsabilità dell’Istituzione universitaria e cioè del background culturale non potranno restare inscritte in un episodio “casuale” riguardante la “vivacità” di alcuni giovani. Centrata la figura della signora Dean Walker (Connie Britton), capo dell’Istituto. Il film piega verso un colore scuro, quasi noir. Ci attende un finale dal divertimento ambiguo, dove ambiguità non è spregiativo e funziona anzi come chiave critica verso un tema da risolvere, auspicabilmente salvando tentazioni di “ferocia” che, pure, quasi meriterebbero di emergere. Molto brava, nella marcata ironia del film, Carey Mulligan a viaggiare sospesa, attraverso una ricognizione progressiva del senso di un’epoca che non pare finita. L’ex studente Al Monroe (Chris Lowell) sta per sposarsi e si appresta a celebrare il rito dell’addio al celibato. Lo accompagniamo con curiosa riluttanza, seguendo rispettosi il programma che Cassie porta con sé. Il rito e il mito si fondono, come d’obbligo. Difficile ridere.

Franco Pecori

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11 marzo 2021