La complessità del senso
22 09 2018

Fire Squad – Incubo di fuoco

Fire Squad
Regia Joseph Kosinski, 2018
Sceneggiatura Ken Nolan, Eric Warren Singer
Fotografia Claudio Miranda
Attori Josh Brolin, Miles Teller, Jeff Bridges, James Badge Dale, Taylor Kitsch, Jennifer Connelly.

Fuoco. Il fuoco brucia, vive, minaccia anche, incendia. È cultura. Serve alla cottura, segna il passaggio dal crudo. È focolare. Accoglie, a volte separa e distrugge. Eppure, opera le sue scelte senza coscienza, sembra. Vorace divora e non bada al contesto, non si ferma se non costretto, soffocato. A date condizioni, alimenta, produce; in altre, consuma, divora. Il fuoco si può raccontare e diviene protagonista, fiammella o incubo avvolgente. Il fatto accaduto in Arizona nel 2013 chiama il regista Joseph Kosinski a un recupero di memoria in funzione creativa, non precisamente documentaria. A fine giugno, Yarnell, una cittadina montana di circa 700 abitanti, rischiò di essere spazzata via dalle fiamme alimentate dal vento. L’incendio sembrò indomabile, 800 ettari di bosco furono divorati, la sorte dell’intera comunità locale restò in bilico fino all’esito drammatico che colpì i Granite Mountain Hotshots, la squadra di pompieri chiamata a proteggere le famiglie in trepidante attesa. Diciamo funzione creativa non nel senso di un’elaborazione fantasiosa dei fatti accaduti, ma per il tipo di visione che già l’autore del fantascientifico Oblivion aveva proposto proprio nel 2013. Qui il fuoco ventoso, impietoso, e una squadra che aspira, mentre conserva l’identità locale, alla qualificazione più alta (Hotshots), non disgiungibile comunque dalla qualità dell’addestramento e dall’efficienza settoriale. Bagaglio tecnico e umano inseparabile dal quadro di una difesa del territorio più ampia, né da una memoria di sé, comunitaria e antropologicamente coerente. Là, nel film dove le macerie residue della Terra erano da recuperare nell’estremo riordinamento protettivo prima dell’addìo finale, a trasmigrazione spaziale già più che avviata, un soprassalto mentale per una salvezza a venire nonostante l’imprescindibile e non obliabile scelta dell’ennesimo viaggio. Qui, nell’incubo del fuoco raccontato da Kosinski con dettagliata precisione tecnico-strategica, l’aspirazione della Squadra al raggiungimento di una perfezione salvifica, contenuta e quasi segreta quanto dimostrativa nella sua praticabilità. Nella trasognata smemoria della trasfigurazione spaziale l’altrettanta concretezza della soluzione idealmente configurata e sentimentalmente, in extremis, riconfigurabile. La comunità è in salvo, una memoria è da conservare. Specialmente curata, in questo Fire Squad, la qualità “realistica” dell’impianto spettacolare (un direttore della fotografia come Claudio Miranda – Oscar per La vita di Pi di Ang Lee – va a nozze con il materiale “fuoco”), non solo per l’estetica bensì per la pertinenza delle soluzioni narrative. Lo stesso cast, di prim’ordine, è utilizzato in una cifra stilistica versata anche all’umanità dei personaggi, in parità graduale con la rilevanza tecnica dei loro ruoli. Il finale, che non raccontiamo, lascia emergere una “morale della favola” che non intacca la rilevanza filosofica più ampia, relazionabile appunto all’Oblivion precedente. Storie di “eroi di tutti i giorni” e di “tutti gli spazi”.

Franco Pecori

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23 agosto 2018