La complessità del senso
17 10 2017

Io e lei

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Regia Maria Sole Tognazzi, 2015
Sceneggiatura Ivan Cotroneo, Francesca Marciano, Maria Sole Tognazzi
Fotografia Arnaldo Catinari
Attori Margherita Buy, Sabrina Ferilli, Fausto Maria Sciarappa, Alessia Barela, Domenico Diele, Antonio Zavatteri, Anna Bellato, Massimiliano Gallo, Ennio Fantastichini.

E’ stato notato che nel film, ambientato a Roma, non si vedono le buche delle strade. Probabilmente anche nelle metropoli statunitensi gli automobilisti hanno qualche difficoltà, ma la cinecommedia americana non ne soffre granché. Il realismo, al cinema e nell’arte in generale, è l’esito di una coerenza interna al testo più che di una verosimiglianza referenziale – troppo spesso si dice di un film “tratto da una storia vera”, senza tener conto del problema estetico che tale “vendita” comporta nella corretta interpretazione dell’opera. Del resto, la prima sequenza  di Io e lei (terza regia di buon livello di Maria Sole Tognazzi dopo L’uomo che ama 2008 e Viaggio sola 2013) ci invita esplicitamente a una lettura di secondo livello. Federica (Margherita Buy) e Marina (Sabrina Ferilli) abitano in un attico lussuoso, architetto la prima e commerciante in cibi evoluti la seconda, si trovano casualmente a rientrare insieme a casa, prendono l’ascensore e fingono di scoprire che entrambe vanno all’interno 12: «Lei scende qui?», «Sì, vado al 12», «Oh, ma guarda, anch’io vado al 12», quindi entrano nell’appartamento, contente di aver recitato l’una con l’altra il proprio “ruolo”. Lo dicono allo spettatore e lo dicono anche alle attrici, le quali in quel momento aprono non solo la porta di casa ma proprio il film sulla storia di due donne che si amano da cinque anni. E’ un modo per alleggerire la cinepresa dal compito di “registrare” una verità già data e obbiettiva, riservando alle interpreti la responsabilità di entrare nei panni delle protagoniste, nella consapevolezza di voler trasmettere il senso di una realtà che misura il proprio essere “normale” sul filo di una ovvietà ritenuta dai più a dir poco paradossale.  Tale invito al secondo livello di lettura resta presente per tutto l’arco del film, le due attrici sono brave (con la regista) a mantenere vivo il target espressivo, non vanno mai sopra le righe, toccando anzi in alcuni momenti picchi minimali inconsueti, soprattutto per quanto sapevamo della Ferilli. Ottima la scelta delle due attrici, ne viene fuori una bella coppia, con sicurezze/insicurezze diverse di quel tanto da rendere il film meno ovvio di quel che potrebbe sembrare. Il racconto è pervaso da una sottile malinconia proveniente dalla recitazione riflessiva (altro che la “normalità” del senso notata da alcuni), suscitatrice di un implicito imbarazzo nello spettatore, messo a confronto con il provocatorio modello situazionale indicato dalla regia attraverso la costruzione levigata e “ottimistica” di un background alquanto lontano dal vissuto qui e ora. Adeguati al contesto i personaggi di complemento, tutti contribuiscono a configurare quella perfezione/contrasto, fonte del dubbio proficuo di cui a meno non si può fare.

Franco Pecori

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1 ottobre 2015