La complessità del senso
27 06 2017

Tutti pazzi in casa mia

film_tuttipazziincasamiaUne heure de tranquillité
Regia Patrice Leconte, 2014
Sceneggiatura Florian Zeller
Fotografia Jean-Marie Dreujou
Attori Christian Clavier, Carole Bouquet, Valérie Bonneton, Rossy de Palma, Stéphane de Groodt, Sébastien Castro, Arnaud Henriet, Christian Charmetant.

Si può prenderla alla leggera, pensando a tutte le volte che si ha voglia di vedere un programma Tv e si è interrotti o addirittura impediti da “disturbi” di vario genere, o quando si pensa di arrivare puntuali a un appuntamento e durante il percorso s’incontrano soltanto semafori rossi e mamme col passeggino che attraversano lentamente sulle strisce e via dicendo. Le giornate di una vita moderna sono fatte di una fitta rete di intralci che vanno a incidere sulle nostre condizioni anche interiori, facendoci cambiare umore e condizionando l’esito delle nostre buone intenzioni. Tutto piuttosto normale, la vita ci cambia di quel tanto che fa parte del gioco. E però le cose possono anche prendere una piega dura, se le piccole contrarietà vanno a toccare certe nostre fissazioni – ne possiamo avere tante anche senza che ce ne accorgiamo o magari non le consideriamo negative, almeno per noi. Una tra le più pericolose è la passione per il jazz, anzi per un solo tipo di jazz, che sia il New Orleans o il Mainstream, il BeBop o il Free. L’appassionato tipo, quando ascolta un disco della sua collezione vive un momento esclusivo in religioso raccoglimento. Il che comporta un implicito giudizio sprezzante verso coloro che hanno preferenze diverse. Facile, purtroppo, il trasferimento ad ambiti diversi, non musicali, magari sociali, politici o più semplicemente a comportamenti quotidiani, con probabili intolleranze anche aggressive e perfino violente. E il caso (ma siamo sicuri che si tratti di semplice caso?) può divertirsi a combinare intrecci addirittura perversi, come capita al protagonista di questa commedia francese, di Patrice Leconte, regista apprezzato in successi come Tandem 1987, Il marito della parrucchiera 1990, Ridicule 1996, L’uomo del treno 2002, Il mio migliore amico 2005. Il giorno che Michel Leproux (Christian Clavier) passeggiando tra le bancarelle dell’usato scova il 33 giri a cui dava la caccia da anni, resterà memorabile per la catena di concomitante paradossali che seguiranno alla sua corsa verso casa, intenzionato com’è a chiudersi nel suo studio e mettere sul piatto la rarità in vinile. Succede di tutto, la moglie Nathalie (Carole Bouquet) decide, probabilmente in seguito alla cura psicoanalitica, di confessare al marito di avere avuto per amante il più caro amico di Michel. Il che significherà che il loro figlio, fissato con l’antiglobalizzazione e portatore continuo di “ospiti” dal mondo disgraziato, è stato finora sopportato invano, essendo frutto dell’adulterio di sua madre. Non basta, Michel ha anche un’amante, Elsa (Valérie Bonneton), la quale, amica di Nathalie, proprio in quel giorno e anzi nel momento stesso che il povero jazzofilo si vorrebbe apprestare all’ascolto esclusivo, sente l’impellente bisogno di presentarsi per un colloquio chiarificatore. In casa non mancano disturbi di altro tipo. Falsi operai polacchi ristrutturano con danni idraulici disastrosi l’altra zona dell’appartamento e l’invadente logorroico vicino di condominio pensa bene di trasferire da Michel il fantastico progetto della festa di buon vicinato. La donna delle pulizie ha un caratterino niente male e l’ascensore col quale fa su e giù Elsa si blocca a mezzavia. Il film è tratto dalla pièce teatrale di Florian Zeller ed è girato con ritmo svelto ma non frenetico. Il disagio “insopportabile” di Michel scivola via senza intoppi, fin quasi a procurarci una sorta di piacevole assuefazione che va ad alleviare, forse, i fastidi reali, quotidianamente in agguato agli angoli delle nostre giornate.

Franco Pecori

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29 ottobre 2015