La complessità del senso
19 10 2017

Tre tocchi

film_tretocchiTre tocchi
Regia Marco Risi, 2013
Sceneggiatura Marco Risi, Francesco Frangipane, Riccardo de Torrebruna
Fotografia Andrea Busiri Vici
Attori Marrimiliano Benvenuto, Leandro Amato, Emiliano Ragno, Vincenzo de Michele, Antonio Folletto, Gilles Rocca, Gianfranco Gallo, Valentina Lodovini, Paolo Sorrentino, Francesca Inaudi, Isa Di Benedetto, Matteo Branciamore, Jonis Bascir, Luca Argentero, Marco Giallini, Claudio Santamaria, Maurizio Mattioli, Fabrizio Nevola, Giacomo Losi.

Toni drammatici, con punte al limite dell’isterismo, per dire che il mestiere dell’attore è oggi quasi impossibile da intraprendere, specie se si tratti di teatro e di teatro non convenzionale. Tutto giusto. Parliamo dell’Italia ovviamente. Il panorama attuale, non solo della scena ma di tutta la cultura italiana, è desolante. E soprattutto confuso. In questo senso il film di Marco Risi è quasi un documentario, diciamo “quasi” perché nel miscuglio stilistico dei Tre tocchi finiscono comunque per prevalere istanze espressive più vicine alla drammaturgia che all’inchiesta di servizio. Risi tiene bassa – per così dire – la cinepresa, evitando voli e pretese, confidando – sembra – nelle possibilità dell’immagine di convogliare autonomamente i dati referenziali in un prospetto che non si discosti dalla verosimiglianza. Tuttavia gli attori sembrano prendere la mano al regista, o piuttosto le parti che i sei protagonisti sono chiamati a recitare compongono un quadro di cronaca spicciola, più nutrita di dettagli comportamentali che di dialettica tematica. E però la “cronaca” mostra a tratti pretese estetiche tipiche delle ambizioni esibizionistiche attoriali. Ciascuno dei sei personaggi vive la propria giornata, il suo lavoro, il suo divertimento, la sua passione sportiva, le sue attrazioni amorose o semplicemente sessuali, in maniera non particolarmente coinvolgente dal punto di vista dell’arte scenica, salvo poi a proiettare davanti alla macchina da presa, egoisticamente e per proprio conto, l’ansia della performance. E così prevale in ciascuno il complesso da “primo della classe” e il film, che poteva essere un film d’insieme sulle tracce esistenzialiste di un coro stonato dei nostri giorni, resta un assemblaggio di presentazioni di caratteri senza prospettiva. Non rare le inquadrature di nudo maschile. Max coltiva inutilmente l’aspirazione di uscire dal frustrante mondo della pubblicità  (Massimiliano Benvenuto), Leandro (Leandro Amato) ha qualità istrioniche e di fantasioso trasformista sessuale, Emiliano (Emiliano Ragno) è facchino in un albergo di lusso, doppiatore di voci indistinte, vive in un mondo di sogni, Vincenzo (Vincenzo de Michele) è cupo e violento e canta in un ristorante frequentato da Maurizio Mattioli, Antonio (Antonio Folletto) è uscito dall’Accademia ma è rimasto prigioniero di una vecchia attrice mangiauomini (Isa Di Benedetto), Gilles (Gilles Rocca) viene dal fotoromanzo, frequentatore di palestre di pugilato, è attratto dal falso lusso e dalla cocaina. Sono sei ragazzi avviati alla mezza età, uniti, oltre che dalla passione per il mestiere dell’attore, dal calcio. Due volte alla settimana si ritrovano nei campi di periferia e giocano partire accanite con la regola dei “tre tocchi”. La loro squadra è allenata dall’ex giocatore della Roma Giacomo Losi, noto anche per il suo scrupolosissimo professionismo. Nell’ultima sequenza vediamo Vincenzo emettere un urlo di rabbia mentre al tavolo del selezionatore siede nientemeno che Paolo Sorrentino. [Festival Internazionale del Film di Roma 2014, linea Gala]

Franco Pecori

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13 novembre 2014