La complessità del senso
28 06 2017

Lasciati andare

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Regia Francesco Amato, 2016
Sceneggiatura Francesco Bruni, Davide Lantieri, Francesco Amato
Fotografia Vladan Radovic
Attori Toni Servillo, Verónica Echegui, Carla Signoris, Luca Marinelli, Pietro Sermonti, Carlo De Ruggieri, Valentina Carnelutti, Giulio Beranek, Vincenzo Nemolato, Odette Adado, Antonio Petrocelli, Paolo Graziosi, Giacomo Poretti.

La lettura più facile è la più giusta? Certo può essere comodo pensare che problemi complessi, personali e profondi si possano risolvere con l’intervento di un’ottimista, giovane e simpatica personal trainer, meglio che attraverso lunghe e troppo spesso inconcludenti cure psicoanalitiche. Muoversi, andare in palestra, fare la sauna, sorridere alla vita: altro che il lettino dello strizzacervelli. E figuriamoci se la persona da curare fosse proprio lo strizzacervelli! Francesco Amato, regista che viene dalla scuola alta (Dams e Centro Sperimentale) – Ma che ci faccio qui! 2006, Cosimo e Nicole 2011 e documentari sul tema del cibo in Africa nonché videoclip e corti apprezzati nei festival – punta l’obbiettivo sulla figura di Elia Venezia (Toni Servillo), psicoanalista ben affermato, barba bianca, eppure bloccato in scelte autoprotettive che lo isolano in una vita appartata e schiva minandone anche il fisico. Ironico e sarcastico, Elia “convive” con la moglie Giovanna (Carla Signoris) in due appartamenti sul medesimo pianerottolo. Condivisione del bucato e palco all’Opera esauriscono l’esperienza comune. Il ristorante è del figlio, nessuna festa, nessun ballo, nemmeno una nota di jazz (“aver proibito il jazz è stata l’unica cosa buona del fascismo”). Ebreo e ovviamente avaro, Elia ha purtroppo il vizio di ingurgitare dolci, anche mentre annoiato ascolta le confessioni dei pazienti sdraiati vicino a lui. Fatale è l’aggressione diabetica. Il medico-amico curante prescrive palestra. E qui avviene l’incontro con la spagnola Claudia (Verónica Echegui). Personaggio ben copiato dal reale, la ragazza fa della sapiente praticaccia il prezioso solving problem del vivere attuale. A contatto con il maturo ricoperto di scorza difensiva, Claudia fa presto a mettere in atto un menu di stuzzichini appetitosi e si capisce che la strada è in discesa. Per la posizione sul tema psicoanalisi, viene incontro praticamente quasi tutta Hollywood, ma insomma facciamo Woody Allen. L’importante è che l’analista sia egli stesso da curare – chissà perché non lo si sottoponga a cura prima della stesura del film. Per la ventata di ottimismo spagnolo, a ciascuno libertà di attingere ai diversi campi, dal calcio al quadro socioeconomico europeo. Ma soprattutto c’è un importante elemento cinematografico specificamente italiano, a parte la prestazione in commedia dell’attore universale, ogni volta più bravo (qui forse vagamente pesante?), Toni Servillo. Intendiamo la presenza, di forte impatto, di Luca Marinelli nella parte di Ettore, uno dei personaggi di contorno nella vita incasinata di Claudia. Con Ettore ritroviamo il filo dei paradossi che riconducono a Sordi-Tognazzi-Gassman e compagnia. Elia cura Ettore per forza di cose, preso in una confusione di circostanze pratiche che fanno da setaccio obbiettivo alle problematiche “interiori”. E il “mostro” si farà trasparente, evidenziando altre mostruosità, non sue. Tra lo strizzacervelli e la personal trainer un pareggio ci sta bene, giro giro tondo.

Franco Pecori

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13 aprile 2017