La complessità del senso
18 07 2018

Noi siamo la marea

Wir sind die Flut
Regia Sebastian Hilger, 2016
Sceneggiatura Nadine Gottmann
Fotografia Simon Vu
Attori Max Mauff, Lana Cooper, Gro Swantje Kohlhof, Roland Koch, Max Herbrechter, Waldemar Hooge, Michael Epp, Ulrike Hübschmann, Mikke Emil Rasch, Hildegard Schroedter.
Premi Torino 2016: Premio del pubblico.

Fantascienza e mistero, matrimonio frequente quanto problematico già dallo statuto dei generi. La fantasia applicata ai dati scientifici segue l’attrazione fatale di una calamita insita, temi e problemi si configurano in immaginazioni al dunque rintracciabili nel tessuto del vivere anche quotidiano. E l’importante è che, nel contesto, tutto sia chiarificabile. Il mistero è ingrediente che contraddice quel tipo di fantasia, almeno finché non contribuisca – magari per contrasto – a introdurre una chiave di suspence nella lettura del testo. La materia di partenza del film del tedesco Sebastian Hilger contiene in sé una specifica carica di pertinenza scientifica, come il fenomeno della marea. Ma si va oltre. Si parte infatti da una data, il 5 aprile 1994. Fu allora che sulla costa di Windholm, in Germania, le acque dell’oceano si ritrassero fino a scomparire e portando via un’intera colonia di bambini. Acque scomparse e mai più tornate. Difficile non condividere la curiosità di Micha (Max Mauff), giovane studioso di fisica, il quale chiede all’università l’incarico di recarsi a indagare sul posto il misterioso fenomeno. Nonostante gli venga negata la borsa di studio, Micha decide di affrontare la spedizione. Lo accompagna Jana (Lana Cooper), figlia del rettore. I due giovani hanno un passato che li unisce e, una volta sul posto, si troveranno a fare i conti con una verità repulsiva che tende a fondere e confondere luogo e tempo. Man mano il film si configura come la storia di “un bambino prodigio che credeva di poter fermare il tempo perché gli rimaneva poco da vivere”. Il regista costruisce – in modo alquanto misterioso restando alle sequenze – una metafora melanconica e tendente al filosofico/poetico, di un luogo dove “non si deve crescere e mai morire”. Il regista, al suo secondo lungometraggio dopo Ayuda (2009), proviene da una sostanziosa esperienza nel corto d’animazione e nel videoclip. Il protagonista Max Mauff, noto soprattutto per la parte di Felix nella serie tv americana Sense8, ha appena finito di recitare nel film di Terence Malick, Radegund (in fare di postproduzione).

Franco Pecori

 

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21 giugno 2018