La complessità del senso
25 11 2020

Il ladro di cardellini

Il ladro di cardellini 
Regia Carlo Luglio, 2020
Sceneggiatura Diego Olivares, Carlo Luglio, Massimiliano Virgilio
Fotografia Alessandro Abate
Attori Nando Paone, Pino Mauro, Ernesto Mahieux, Gigi De Luca, Viviana Cangiano, Lino Musella, Tonino Taiuti, Giovanni Ludeno, Antonella Attili, Yuliya Mayarchuk, Vincenzo Nemolato, Pino Calabrese, Canio Loguercio, Enzo Romano, Alan De Luca.

Il teatro napoletano è fatto di attori bravi, a volte grandi, per lo più autentici nell’arte e nella pratica. Ritmo musicale nella presenza in scena e nelle battute, ricca allusività contestuale, capace di rimandi a catena impliciti e produttivi di senso, pieni di “saggezza di vita”: è il pregio principale del film di Carlo Luglio  (Capo Nord 2002, Sotto la stessa luna 2005, Radici 2011). Un gruppo di caratteristi dall’esperienza consolidata – Nando Paone per la prima volta vero protagonista, Ernesto Mahieux già grande nell’Imbalsamatore (2002) di Matteo Garrone -, affiatati come in una compagnia da anni in tournée, vivono un’avventura “necessaria”, impegnati nella tipica arte di arrangiarsi. In una Napoli non citata e “invisibile”, Pasquale (Paone), guardia forestale, è rimasto senza lavoro e sembra andato via di testa. Il poveretto visita tutte le notti la tomba della moglie, confidando alla defunta la propria disperazione; si rifugia nei rimedi del “chimico” Mimì (Vincenzo Nemolato) e non riesce a staccarsi dalle scommesse alle “macchinette” dell’amico tabaccaio. La soluzione sembra essere in un trucco, nel mercato fiorente di rari esemplari di cardellini bianchi, volatili dalla “voce” così strabiliante da meritare i soprannomi di grandi cantanti, anche del passato classico. Difficili da catturare, i volatili verranno verniciati di bianco e spacciati per autentici. Nell’impresa c’è posto anche per il depresso quasi incurabile. Pasquale potrà riattivare la propria vita, messa per il momento non troppo bene dalla situazione. Soprattutto la figlia Grazia (Viviana Cangiano) aspira all’intervento di liposuzione che le permetterà di rientrare in una normale cifra sexy, in crisi come si trova col marito Gioacchino Strato (Lino Musello), cantante svogliato e senza successo. Grazia ha “bisogno di riflettere”, ma servono i soldi per il dimagramento e, in più, Pasquale di recente infartato, ha bisogno di una badante. Lasciamo pur stare l'”intreccio”, la sceneggiatura serve fino a un certo punto in un film che poggia sullo “swing” degli attori, è la loro verosimiglianza interna (il lavoro, la configurazione scenica e caratteriale), a far vivere il film. Di quadro in quadro, l’humor consolida la propria consistenza culturale, indipendentemente dal manierismo della scrittura. Si lascia apprezzare un certo potere allusivo, sul filo dell’assurdo esistenziale, che riguarda il destino dei personaggi e della loro situazione implicita.

Franco Pecori

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29 ottobre 2020