La complessità del senso
18 10 2017

Baywatch

Baywatch
Regia Seth Gordon, 2017
Sceneggiatura Damian Shannon, Mark Swift
Fotografia Eric Steelberg
Attori Dwayne Johnson, Zac Efron, Priyanka Chopra, Alexandra Daddario, Jon Bass, Kelly Rohrbach, Ilfenesh Hadera, Yahya Abdul-Matee II, Rob Huebel, Oscar Nuñez, Hannibal Buress, David Hasselhoff, Pamela Anderson, Charlotte McKinney, Izabel Goulart, Amin Joseph, Haviland Stillwell.

Un passo indietro. Ricordate la serie televisiva Baywatch? Il successo ancora rimbomba. Ora il film è da non prendere sottogamba. Il valore estetico e il tema sono due aspetti dello stesso discorso, ma può succedere che il tema, anche non supportato da adeguata qualità estetica, sopravanzi il peso metaforico. E’ il caso di questo ritorno, fracassone e stragonfio, ai ’90 del Mondo Migliore, più divertente, più spensierato, più apparente e meno parentale – nel senso: luce per tutti, a giorno, senza tagli espressivi, come un tvshow globale. Insomma felicità, del doman chi se ne frega. Per le minoranze che vissero quei tempi solo attendendone la fine, un’ottima occasione per il recupero di un retropensiero. In mancanza di greco e di latino, ormai si dice anche sottotesto, non importa se non proprio con pertinenza. Comunque, dalla laurea al Dams in su e in giù (girotondo) è facile mettere insieme un pensierino del tipo: Lo spazio balneare – possiamo dire lo spazio sociale, ma non ci vogliamo allargare, tanto chi ci darà retta? -, organizzato secondo i princìpi della buona creanza e della libertà controllata (ordine e pulizia per la gioia dei Migliori, quella che la tua finisce dove comincia la mia e viceversa e all’incontrario e avanti e indietro), è uno spazio sacro, pulito, garantito da un team (uno, centomila, tantissimi, tutti quelli che servono) di fusti (si diceva fusti negli anni ’50/’60, quando Fellini faceva lo spiritoso) e di fuste (oggi anche le donne, parità), scelti/e secondo criteri di  prevalenza competitiva a fronte del modello (i migliori ci rendono e ci conservano migliori). Il modello, sugli schermi oggi si chiama Mitch Buchannon (Dwayne Johnson), identico al precedente e nuovo di zecca; e si chiamano: Summer Quinn (Alexandra Daddario), CJ Parker (Kelly Rohrbach), Stephanie Holden (Ilfenesh Hadera). Un gradino più sotto troviamo: Matt Brody (Zac Efron in formato biodegradabile) – viene dalle Olimpiadi e si porta dietro una coscienza da indurire – e Ronnie Greenbaum (Jon Bass), lo zimbello ma dal cuore d’oro e dal riproduttore vistoso. Il “cattivo” non c’è? E che vi pare? Nientemeno che una donna come Victoria Leeds (Priyanka Chopra), capace di rendere verosimile il sogno di tramutare in dominio privato lo spazio pubblico dell’arenile col semplice scopo di gestire il diritto alla libertà del contrabbando di polvere. Si fa aiutare da uomini di second’ordine, ma lei ha l’aria di bastare al suo fine. La parte spettacolare, vistosa e anche un po’ ingombrante ma utile alla causa (non ci vogliamo divertire ahahah?), non vale la pena di tradurla in parole. Guardatela, è con i botti. Fuocoammare può sembrare una cosa triste, seria. Riusciranno i nostri bagnini a mettere ordine sulle spiagge del mondo? E siamo sicuri che il compito sia loro e non dei rappresentanti legali della legge, poliziotti sia pur neri, ai quali andrebbe additato ogni possibile indizio di disordine morale (forse il sottotesto principale)? Si fa quel che si può: molto, dicono in sostanza i bagnini. Dove non arriva il Pubblico può arrivare il Privato. Che male c’è? Se vi siete divertiti e non vi siete accorti di niente, ottimo!

Franco Pecori

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1 giugno 2017