La complessità del senso
26 05 2018

Escobar – Il fascino del male

Loving Pablo
Regia Fernando León de Aranoa, 2017
Sceneggiatura Fernando León de Aranoa
Fotografia Alex Catalán
Attori Javier Bardem, Penélope Cruz, Peter Sarsgaard, David Valencia, Julieth Resttrepo, Joavany Alvarez, Ricardo Niño, Matthew Moreno.

Quando si dice la partecipazione popolare. Va bene, le due maschere principali hanno il loro posto, soprattutto la prima, dell’avvelenatore Pablo Escobar (Javier Bardem) completo di pancione appiccicato per via del film “tratto da una storia vera”; e anche la seconda, della video giornalista di successo Virginia (Penélope Cruz), colpita da sviscerato (non troppo vistoso in verità) amore per il criminale uomo umano. Ma colpisce di più la presenza, tuttora imbarazzante per lo storico contemporaneo, del popolo colombiano. La partecipazione massiva alla “guerra” della cocaina, spacciata per orgoglio nazionale verso gli Stati Uniti, prima piazza vitale per il pessimo e disumano mercato della droga. Cosa resterà di quegli anni Ottanta? Non la morte (1993) del miliardario padrone del veleno, colpito (determinante il ruolo dell’agente della DEA, Shepard/Peter Sarsgaard) mentre tenta un’imbarazzante fuga dalla finestra, bensì il coinvolgimento oggettivo di un’intera nazione nell’equivoco mortale di poter rinascere dall’abisso della povertà attraverso la droga. Padre di famiglia amorevole, Escobar lascia al figliolo, in un’ultima telefonata, le indicazioni di comportamento per proseguire la “dignità” del nome. Alla figliola, principessa della “casa reale” (la prigione dorata che il delinquente assassino più ricco del mondo ha fatto costruire per sé), basterà una passeggiatina in cortine sulle spalle del padre e la promessa del gelato più buono; e a Maria Victoria (Julieth Resttrepo) la sofferenza contenuta senza piagnucolii di una moglie sfortunata e tuttavia comprensiva. Si chiamava narcoterrorismo, traducibile in dominio terrorista del denaro. La maschera di Escobar è espressiva e insieme bloccata in una dipendenza glaciale, prefissata e incontestabile, dal progetto opportunistico della ricchezza dominante e responsabile. La responsabilità di Pablo è fuori discussione in ogni inquadratura del film, la piena progettualità dell’affare si lega al sotterraneo sentimento di rivalsa verso l’America padrona, senza tuttavia riuscire a conformarsi in una vera progettualità sociale e restando invece compressa in un indicibile estremismo affaristico. Corpo e anima, per così dire, ci sono e tuttavia sono assenti, presenti soltanto in una storia negativa. Il merito va dato a Bardem, la cui interpretazione va però anche vista nella scelta stilistica di Fernando León de Aranoa, il quale ha tolto l’ironia dal suo Perfect Day (2015) per scandire la quadratura di una storia che sarà bene non dare per conclusa nel mondo. Apprezzabile la scelta di mantenere il ruolo di Virginia, amante di Escobar, ad una temperatura lontana dall’ebollizione, in modo che, in sostanza, la storia non è una storia d’amore. “Siamo tutti umani – ha dichiarato Bardem – eppure tutti noi abbiamo il potenziale per diventare mostri come Escobar”. Già. [Venezia 2017, fuori concorso]

Franco Pecori

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19 aprile 2018