La complessità del senso
28 06 2017

Diana – La storia segreta di Lady D

film_dianaDiana
Regia Oliver Hirschbiegel, 2013
Sceneggiatura Stephen Jeffreys
Fotografia Rainer Klausmann
Attori Naomi Watts, Naveen Andrews, Douglas Hodge, Geraldine James, Charles Edwards, Juliet Stevenson, Cas Anvar, Daniel Pirrie, Jonathan Kerrigan, Laurence Belcher, Harry Holland, Leeanda Reddy, Art Malik, Rose O’Loughlin, Michael Hadley, Christopher Birch, Michael Byrne, Raffaello Degruttola, Nathaniel Facey, Usha Khan, Rafiq Jajbhay, Tessa Jubber, Prasanna Puwanarajah.

Una delle donne più famose del mondo: raccontarne la vita può essere impresa “impossibile”, se la donna si chiama Diana Spencer. Così, il biopic  è stato modificato in “semplice” film drammatico/romantico, sul filo di un’ambiguità strutturale che rispetta la verità dei fatti (gli ultimi due anni di Diana, morta in seguito al famoso incidente d’auto del 1997) ma li scontorna e li taglia in modo che ne emergano soltanto alcune parti, le più vicine a uno studio psicosociale e sentimentale del personaggio. Si dà per scontata la conoscenza della vicenda storica, i suoi connotati politici e massmediologici, si decostruisce per quanto possibile il mito della principessa ribelle e vicina alla gente, nel tentativo di entrare nel suo “cuore” e raccontare la passione “segreta” della donna per il cardiochirurgo pakistano, Hasnat Khan (Naveen Andrews). Nei panni di Lady D, Naomi Watts mostra di essere perfettamente a proprio agio, la principessa assume soltanto quel tocco vagamente internazionale che, secondo i dettami di un cinema rispettoso del circuito, rende “universale” il valore della storia. Il senso delle ragioni conservatrici della Famiglia Reale di fronte al fallimento del matrimonio del Principe Carlo di Galles con Diana si perde, a favore della “maturazione” della Principessa sul versante dell’impegno per alcune problematiche di rilevanza “mondiale”, come la campagna contro le mine antiuomo e gli aiuti ai bambini africani. Non irrilevante pare sia stata la frequentazione, appunto nell’ultimo periodo, di Hasnat, uomo dalla forte personalità e dalla spiccata consapevolezza. Il racconto si sviluppa con stile essenziale, senza compiacimenti o ripetizioni di “cose” ultrarisapute. Appena accennato con rapidi tocchi l’assedio assillante dei reporter e, all’interno del Palazzo, solo discreti dettagli sul comportamento regale e le relative trasgressioni. Il regista tedesco Oliver Hirschbiegel (La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler, 2004, Invasion, 2006) non cede a tentazioni spettacolari, limitandosi a sfruttare al meglio il fascino della protagonista.

Franco Pecori

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3 ottobre 2013