La complessità del senso
19 11 2019

Le nostre battaglie

Nos batailles
Regia Guillaume Senez, 2018
Sceneggiatura Guillaume Senez, Raphaëlle Desplechin-Valbrune
Fotografia Elin Kirschfink
Attori Romain Duris, Laure Calamy, Laetitia Dosch, Lucie Debay, Basile Grunberger, Lena Girard Voss, Dominique Valadié, Sarah Le Picard, Robbas Biassi-Biassi, Nadia Vonderheyden, Cedric Vieira.
Premi Torino 2018: Premio del pubblico e Premio Cipputi.

Diremmo “Le nostre scelte”. A determinate condizioni, ci si trova a dover scegliere per un senso da dare alla propria vita. Un affetto ci viene a mancare, un lavoro viene a complicarsi per uno spostamento di parametri, per una necessità pratica sopraggiunta. E dobbiamo scegliere, calcolando le nostre forze, le nostre possibilità in relazione al contesto e alla prospettiva ideale che la storia personale ci pone. Dobbiamo, a costo di sostenere una o più battaglie, “interiori” e pratiche. Il belga Guillaume Senez, dopo l’apprezzato esordio nel lungometraggio con Keeper, premiato a Torino nel 2015, prosegue sulla linea delle responsabilità morali e delle scelte concrete, nell’incrocio imprescindibile delle contingenze. Nel precedente film si trattava, per i due protagonisti quindicenni, di decidere se accettare o meno la nascita del loro “frutto dell’amore”. Qui la situazione si articola a un livello ulteriore. Olivier (bravo Roman Duris, Scatti rubati 2010, Tutti pazzi per Rose 2012, Una nuova amica 2014), ha un lavoro di media responsabilità in un grande magazzino di distribuzione, dove è anche sindacalista. Padre di due figli, un bambino di 9 anni e una bambina più piccola, si ritrova da un giorno all’altro abbandonato dalla moglie, la quale sparisce senza lasciare traccia di sé. Olivier, sorpreso e disorientato, prova per prima cosa a rivolgersi a un amico poliziotto nel tentativo di ritrovare la moglie. Intanto sua sorella e sua madre lo aiutano a mantenere in uno stato il più possibile “normale” la vita dei bambini. Sono loro a soffrire, tanto che si spingeranno a partire da soli alla ricerca della mamma. Questa ulteriore assenza va ad aggiungersi alle preoccupazioni di Olivier. Sul lavoro, proprio in questo momento gli viene proposto un “avanzamento” che lo sposterebbe nel settore “risorse umane” e poi gli viene anche offerta la possibilità di continuare l’attività sindacale, ma spostandosi in un’altra città. Entrambe le proposte non sono accettabili: Olivier sente di non avere la coscienza per assumere la responsabilità di licenziare lavoratori e capisce anche come il trasferimento in una situazione lontana creerebbe gravi difficoltà ai figli, con i quali sì è rapidamente consolidato intanto, per via soprattutto emozionale (rintracciati dopo la loro “fuga” verso la mamma), un nuovo rapporto di intesa e di fiducia. Con un padre aperto al dialogo, anche bambini in tenera età possono cominciare a ragionare in termini di “democrazia”, rispettando nelle scelte all’interno del piccolo sistema familiare la legge della “maggioranza”. Ma non vogliamo togliere allo spettatore il piacere delle ultime sequenze. La regia di Senez riesce a trovare il giusto equilibrio tra problematica teorica e portato “realistico” del filo narrativo, suggerendo con discrezione estetica possibili sviluppi tematici, a partire dal film ma senza mai lasciare il “contatto” con le singole scene. Bravi tutti gli attori nel far vivere la vicenda entro il credibile ambito situazionale.

Franco Pecori

 

 

[Cannes 2018, Semaine de la critique, Proiezione speciale]

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7 febbraio 2019