Eddington
Eddington
Regia Ari Aster 2025
Sceneggiatura Ari Aster
Fotografia Darius Khondji
Attori Joaquin Phoenix, Pedro Pascal, Emma Stone, Austin Butler, Clifton Collins Jr., Luke Grimes, Deirdre O’Connell, Micheal Ward, William Belleau.
Eddington, una cittadina del New Mexico, oggi. Ancora oggi. Droni, AI, Hiroshima, Pechino, Tour Eiffel, Colosseo? No. Sceriffo, cappello largo. World Trade Center, Muro del pianto? Macché, falde larghe e pistola al fianco. John Wayne? Ma figuriamoci, un principe! Cavalli a cui sussurrare? Restano nel Montana. Eppure, Joaquin Phoenix è protagonista in gamba, sa imporsi. È tempo di elezioni e Ted Garcia – il sindaco in carica (Pedro Pascal) – dura da troppo tempo (una donna – Emma Stone – è di mezzo, ma lasciamo stare), c’è caso che un altro mandato gli favorisca i progetti socialmente “avanzati” che ha già avviati, in accordo con i giovani d’attorno. È tempo di svegliare i cittadini di Eddington, il futuro deve avere falde larghe. Lì nella provincia sperduta, non v’è Campidoglio da abbattere, ma certi concetti-base possono e devono valere, contro i sogni velleitari dei figli e dei cittadini illusi di modernismo. Le mascherine anti-covid, per esempio – siamo nel 2020 -, a che servono se la malattia da quelle parti non c’è? A qualcuno l’arroganza di Joe potrà sembrare altruistica gentilezza (un po’ rude forse ma quel che conta è il Bene della contea), a qualcun altro resterà più indigesta dell’abilità d’un qualunque pistolero, del più tradizionalista dei Conquistatori del West. Ai Aster, trentanovenne regista newyorkese, a scanso di equivoci, sale il gradino. Già nel 2018, lanciando la propria carriera di autore, aveva indicato la via del “Trasferimento” nel dare senso al suo Hereditary – Le radici del male. Ora accentua, anche con una certa apparente noncuranza, l’esito stilistico del rapporto, interno al proprio lavoro, tra pertinenza e circostanza (è tempo di trumpismo). Il confronto tra Joe e Ted, scontato, autorizza lo spettatore a trasferirsi nella metafora, a specchiarsi in scelte “più avanti”, accogliendo il genere NewWestern come nuova e necessaria coscienza del mondo che cambia. O che dovrebbe cambiare, chissà. Joe corrompe a suo piacimento, retoricizza il comportamento senza quasi averne coscienza, crede – o dà a credere – in una giusta naturalezza delle scelte. Finirà con una disperata, infinita sparatoria nel Nulla, nel Buio di una sopravvivenza non più necessaria, anche fisicamente “distrutto” dal proprio errore.
Franco Pecori
17 Ottobre 2025