La complessità del senso
22 08 2017

Venere in pelliccia

28x40 def_Layout 1La Vénus à la fourrure
Regia Roman Polanski, 2013
Sceneggiatura David Ives, Roman Polanski
FotografiaPawel Edelman
Attori Emmanuelle Seigner, Mathieu Amalric

Roman Polanski non è tipo da accontentarsi dell’eros. Nel suo cinema, lungo il binario del thriller la componente erotica viene filtrata e ri-composta in forme di varia e diversa interdisciplinarietà. Le persone/personaggi, ad esempio. Eludendosi fino al limite dell’azzeramento reciproco e scommettendo sulla reciproca ri-costruzione, affidano all’arte della messa in scena e della recitazione il compito di una riformulazione problematica della personalità, processo che va a immedesimarsi, produttivamente, nella ri-proposizione teoretica del tema iniziale e si affida per lo scopo alla concreta bravura degli attori. Qui l’eros da cui si parte è quello di Leopold von Sacher-Masoch (1836-1895). Il film poggia sul romanzo omonimo, del 1870. L’arte recitativa di Emmanuelle Seigner e Mathieu Amalric è sublime, passa attraverso i loro corpi la riuscita della trasformazione del dialogo tra i due protagonisti in rappresentazione del nodo filosofico e psicoanalitico riguardante quella specie di elaborata conversione di un’autotortura in piacere che chiamiamo masochismo. I due personaggi sono Thomas (Amalric) e Vanda (Seigner): un regista teatrale che cerca l’attrice per la sua pièce e un’attrice che, ultima di una serie che non ha soddisfatto Thomas, si presenta al provino, dapprima rifiutata e infine accettata, appunto nella prospettiva di una possibile riuscita del lavoro in chiave “masochistica”. Emmanuelle Seigner è fantastica nel trasformarsi da volgare attricetta presuntuosa e inconsapevole in regina dominatrice sul suo regista, mentre Mathieu Amalric riesce letteralmente a tradurre l’iniziale fastidio verso la irritante presenza di Vanda nel “nuovo” piacere del venir dominato. Il piano della finzione, attraverso il susseguirsi delle scene di prova, si apre ad un’immedesimazione perversa, tale da “costringere” lo spettatore a partecipare all’evoluzione senza riserve, abbandonandosi alla suspense del film in fieri. La variatio progressiva della messa in scena, taglio e montaggio, è per Polanski il cinema-sorpresa stesso, è l’esercizio gustoso dell’intelletto e della materialità del vivere sul set. E la verosimiglianza interna del tutto proietta all’esterno una sensazione di metafora produttiva di senso estremamente attuale. Non sarà per masochismo che anche noi riusciamo a vivere nel mondo attuale, se non scegliendone le forme in particolare almeno accettandone il complessivo effetto-tortura convertito verso noi stessi come in una pièce sul palcoscenico terraqueo? Dovremmo essere a ogni istante i Thomas che ci meritiamo e augurarci di trovare la giusta Vanda.

Franco Pecori

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14 novembre 2013