La complessità del senso
18 10 2017

Sole a catinelle

film_soleacatinelleSole a catinelle
Regia Gennaro Nunziante, 2013
Sceneggiatura Checco Zalone, Gennaro Nunziante
Fotografia Emanuele Chiari (operatore alla macchina)
Attori Checco Zalone, Robert Dancs, Aurore Erguy, Miriam Dalmazio, Ruben Aprea, Valeria Cavalli, Orsetta de Rossi, Matilde Caterina, Stefano Sabelli, Daniela Piperno, Lydia Biondi, Augusto Zucchi, Marco Paolini.

Pensate se Ladri di biciclette, nel 1948, fosse uscito in 1250 sale. Un sogno. Sarebbe stata un’altra Italia. Ora il sogno si è avverato dopo 65 anni, ma con un altro titolo. Ancora padre e figlio i protagonisti – Antonio Ricci (Lamberto Maggiorani) e Bruno (Enzo Staiola) nel film di Vittorio De Sica, Checco (Checco Zalone) e Nicolò (Robert Dancs) in Sole a Catinelle di Gennaro Nunziante. E però una commedia. Un sogno si avvera, ma ben diverso dal lavoro trovato e perso per la bicicletta rubata, strumento essenziale per il mestiere di attacchino. Bruno aiutava il padre a ricercare la bici, Nicolò, generazione di belle speranze odierne, prende sulle proprie spalle Checco e, grazie all’aggancio con una certa Zoe (Aurore Erguy), trasforma la sua crisi di venditore di aspirapolvere in Molise in un viaggio “ricco” e  trasognato a Portofino e similia. Direte che il paragone non regge: nel dopoguerra film drammatico sulla realtà in ricostruzione, oggi commedia “da sogno” sulla realtà inondata dal sole. Noi troviamo che, al di là dei generi, un denominatore comune risalti dal contrasto, o se volete, dalla netta opposizione, anche formale, tra la disperazione combattiva di allora (risarcita dall’affetto autentico e profondo padre-figlio) e la beata contentezza dell’odierno “tutto-bene-no?” dei “ristoranti pieni” e delle tasse “comuniste”. Due visioni critiche a confronto? Ci si augura che possa essere un confronto fruttuoso, ma il dubbio è serio e sta proprio nel dato distributivo di cui sopra. Il film di De Sica, come altre opere del neorealismo italiano, fece non poca fatica a ottenere il successo, il “Sole” di Zalone è scontato che piaccia a moltissimi, tanto che si ritiene di affidarlo alla visione del pubblico (il pubblico che ha sempre ragione) in 1250 sale. E’ evidente che se ne ha un’idea non proprio corrosiva. E infatti la nostra situazione, della società, della cultura, dell’educazione, dello spettacolo e insomma la situazione nel suo complesso, perfino sul piano antropologico, risulta schiacciata a un livello confermativo a dir poco acritico.

Franco Pecori

* Sempre su Checco Zalone, per il problema del “rispecchiamento” e della cancellazione dell’Arte, leggi qui

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31 ottobre 2013