La complessità del senso
21 09 2018

Quanto basta

Quanto basta
Regia Francesco Falaschi, 2017
Sceneggiatura Filippo Bologna, Ugo Chiti, Francesco Falaschi, Federico Sperindei
Fotografia Stefano Falivene
Attori Vinicio Marchioni, Valeria Solarino, Luigi Fedele.

Poco non basta, troppo è sbagliato, giusto quanto basta è una scelta personale, criteriata, secondo la propria esperienza e competenza e va bene purché si rispetti una coerenza interna al proprio campo. Sono concetti che valgono per la cucina e anche per il vivere in generale con gli altri. “Il mondo ha più bisogno di un perfetto spaghetto al pomodoro che di un branzino al cioccolato”: lo chef ragiona a suo modo, ma vuol dire proprio quella cosa lì. La cucina, tema che di questi tempi pervade la comunicazione di massa forse ben oltre il “quanto basta”, è utilizzato qui come metafora utile al riordino mentale nel contesto di una società in movimento e con scarso orientamento. Ne viene come un bisogno di riparametrare i rapporti, facendo attenzione a non essere rigidi nello scarto e nelle scelte e, insieme, a non abbandonare la misura nella trasgressione. Per converso, c’è anche uno sforzo implicito di non lasciarsi inghiottire dal “buon senso”, criterio non sempre garante di vero equilibrio. Il regista Francesco Falaschi – già apprezzato per i suoi corti e per il lungometraggio d’esordio Emma sono io (2003), a cui seguiranno Last Minute Marocco e Questo Mondo è per Te – sembra partire da un prestesto settoriale, ma trasforma poi il discorso in tema generale, senza prediche né accentuazioni espressive, svolgendo con coerenza interna un filo narrativo in apparenza  specificamente “medico” e invece di largo e anche profondo coinvolgimento socio-culturale. Il protagonista del film è Guido (Luigi Fedele), adolescente affetto dalla sindrome di Asperger. Nel centro per ragazzi autistici dove è seguito con cura dalla psicologa Anna (Valeria Solarino), il ragazzo esprime la sua passione per la cucina e la volontà di partecipare un giorno a una delle gare per chef più importanti in Italia. Il suo livello di coscienza e di controllo interno ed “esterno” (relazionale) nel contesto in cui si muove viene messo a confronto con un nuovo arrivo, importante e decisivo per un possibile esito evolutivo di storia personale non solo dello stesso Guido. La nuova presenza, infatti, è nientemeno che uno vero chef di talento, spedito a scontare una pena ai servizi sociali: Arturo (Vinicio Marchioni) dovrà tenere un corso di cucina nel centro che ospita Guido. I suoi guai sono derivati da una difficoltà a controllare l’impulso aggressivo: un bel giorno si è lasciato andare, essendo stato provocato da quella che egli ha ritenuto una vera ingiustizia sul lavoro, sicché ha finito per risultare uno chef “troppo bravo per i ristoranti scarsi e troppo sputtanato per quelli fighi”. L’incontro con Guido sembra già al primo impatto proprio problematico “quanto basta” per la regia di un film non didascalico, anche divertente e molto “istruttivo”. La figura di Anna non è di secondaria importanza, è parametro scientifico e funzione affettiva che da primaria si fa complementare, giacché il concorso al quale Guido parteciperà diventa traguardo da toccare insieme e da valorizzare insieme in un senso psicologico anche più ampio rispetto alla situazione di partenza. Da parte sua, Arturo maturerà una condizione di maggiore equilibrio tra rivendicazione personale e comprensione altruistica. Testimone finale sarà un Alessandro Haber supermaestro consacrato, attento ad autorizzare nel pieno senso umanistico l’esito favorevole della prova del giovane chef. Un intervento, il suo, giusto “quanto basta”.

Franco Pecori

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5 aprile 2018