La complessità del senso
24 08 2017

Fortunata

Fortunata
Regia Sergio Castellitto, 2017
Sceneggiatura Margaret Mazzantini, Francesca Manieri
Fotografia Gian Filippo Corticelli
Attori Jasmine Trinca, Stefano Accorsi, Alessandro Borghi, Edoardo Pesce, Nicole Centanni, Hanna Schygulla
Premi Cannes 2017, Un certain regard: Jasmine Trinca atr.

Ancora una disperazione, dall’emarginata Italia (Penelope Cruz), amante “povera” di Non ti muovere (2004), alla Fortunata romanesca (Jasmine Trinca), di quest’ultimo lavoro di Sergio Castellitto, di nuovo frutto della collaborazione con la scrittrice Margaret Mazzantini. Da chiarire il target. Fortunata (Jasmine Trinca) lavora da parrucchiera a domicilio e sogna di aprire un negozio insieme al suo amico, Chicano (Alessandro Borghi), artigiano dei tatuaggi, giocatore di numeri al Lotto e figlio bipolare di un’ex attrice di teatro classico (fu Antigone ed è Hanna Schygulla!), colpita da alzheimer. Fortunata ha una figlia, Barbara (Nicole Centanni), dell’età più o meno di quando lei vide morire suo padre ventisettenne e drogato. Per farle capire quanto la mamma sia sfinita dal lavoro e quanto si debba arrabattare durante tutto il giorno, le dice: «Hai visto, la sera quando torno, che piscia lunga che faccio?». E con Chicano, per farsi coraggio di fronte alle difficoltà a realizzare la loro impresa, sbraitano a una voce: «Chi siamo noi? Siamo er mejo dito ar culo!». Diremmo Neorealismo? No, perché sarebbe da intendere come rivisitazione e sarebbe qui una parolaccia. Anna Magnani parrebbe evocata, ci viene piuttosto in mente una Giovanna Ralli. La Trinca è brava, ma il film, che parte come docu-commedia “realistica”, è destinato a travalicare verso il dramma ruvido, un po’ passionale e un po’ psicologico (ma è un parolone!) e anche un po’ pittoresco per via dell’uso in funzione smaccatamente esemplare di scene “prese dalla vita reale” – che oggi significa dalla Televisione. Sicché vi sono momenti in cui la corda dell’interpretazione appare tirata oltre il possibile. Borghi viene da Roma criminale (Gianluca Petrazzi 2013) e si aggrappa con tutto se stesso al disturbo psichico di Chicano, limitandosi a una sola invasione di campo, quando spiega a Barbara che Antigone fu vittima dei “poteri forti”. Edoardo Pesce, nei panni di Franco, poliziotto privato un po’ tanto “fascista” e persecutore della moglie Fortunata, la quale lo vuole lasciare, è facilitato da un lavoro di mediazione meno impervio, venendo l’attore dalla tv-serie Romanzo criminale. E’ il momento di dire del target: l’impressione è che si rischi di chiamare a seguire le sorti di Fortunata/Trinca lo spettatore che non vede l’ora di catapultarsi ad ammirare le gesta di Wonder Woman. O meglio, che si lasci credere di essersi rivolti al popolo romano mentre si parlava all’agognata borghesia della capitale, svanita nel nulla o mai esistita. “L’agognata – avrebbe detto Rascel – non c’era” (ma sono parolacce). Si dovrebbe anche parlare di Patrizio (Stefano Accorsi), lo psichiatra della struttura pubblica, il quale prende in cura Barbara e si coinvolge, suo malgrado ma non tanto, in una fase attrattiva con Fortunata, complicando e aggravando la problematica “interiore” di figlia e madre. «Tu lo sai cos’è la forza interiore?», domanda alla piccola il dottore in camice e per un attimo ci sentiamo coinvolti anche noi. Poi ci rendiamo conto della posizione imbarazzante di Patrizio rispetto al suo dovere scientifico e ci tiriamo fuori. Si procede così, di disperazione in disperazione, anche con qualche momento dichiaratamente (troppo?) leggero, come la gita di Fortunata con Patrizio – Lui: «Sei mai stata al Casinò», Lei: «No, so’ stata al Bingo». E lasciando stare l’improvvido accenno a qualche metafisica al cospetto della vasca di un acquario vagamente terencemalickiano, ci si avvia verso i botti finali. Chicano alle prese, povero Cristo, con i destini materni da sistemare – si aggirerà tra gli ulivi quasi seguendo un tracciato antico. E Fortunata – Vasco/Vivere permettendo – la vedremo desnuda fare dei passi verso una meta non del tutto rassicurante. Ma l’ultima immagine è comunque con la sua bambina in braccio. Questa è una cosa buona. 

Franco Pecori

 

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20 maggio 2017