La complessità del senso
17 10 2017

La sedia della felicità

film_lasediadellafelicitaLa sedia della felicità
Regia Carlo Mazzacurati, 2013
Sceneggiatura Doriana Leondeff, Marco Pettenello, Carlo Mazzacurati
Fotografia Luca Bigazzi
Attori Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese, Giuseppe Battiston, Katia Ricciarelli, Raul Cremona, Marco Marzocca, Milena Vukotic, Roberto Citran, Mirco Artuso, Roberto Abbiati, Lucia Mascino, Natalino Balasso, Maria Paiato, Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando.

Il realismo della comicità passa, per Carlo Mazzacurati (parliamo al presente pur se il regista padovano è da poco non più vivo), attraverso un’osservazione puntuale e curiosa degli aspetti della vita quotidiana i più “arrendevoli” verso una traduzione ironica e una rielaborazione produttiva del senso. L’adozione di Valerio Mastandrea come protagonista si dimostra fondamentale nel gioco di riproposizione in forma di paradosso dei gesti, degli accadimenti e delle parole anche minime: il tutto, messo insieme, può suggerirci un’attenzione a quanto continuamente ci accade e che spesso consideriamo “irrimediabile” seppure “normale”. Il personaggio di Dino/Mastandrea si guarda d’attorno come stupito della “sensatezza”, magari puntualmente contraria, del destino che lo riguarda, ripete tra sé e sé le parole che segnano la punteggiatura della non-casualità del vivere, segue a tratti (quasi sempre) docilmente le combinazioni le più impensate e le svolte in apparenza poco significative che compongono la giornata. Il suo mestiere la dice già lunga sull’importanza dei segni: è un bravo tatuatore, consapevole del lavoro che fa sulla pelle delle persone e tira vanti come può sul filo dei piccoli debiti e dei piccoli introiti. Siamo nel Nordest, Dino viene coinvolto casualmente (ma ha senso dire casualmente?) in un intrigo alquanto buffo. Bruna (Isabella Ragonese), giovane estetista il cui negozio è vicino al laboratorio di Dino, ha un colpo di fortuna: raccoglie il segreto che in punto di morte le rivela Norma Pecche (Katia Ricciarelli), madre di un bandito finita in carcere. Una certa sedia nasconde nell’imbottitura un tesoro di gioielli. La caccia al prezioso oggetto si complica subito per l’intrusione di Padre Weiner (Giuseppe Battiston), prete dai modi sbrigativi e dall’avidità piuttosto arguta. Bruna trova in Dino un aiuto e una protezione decisiva e comunque il terzetto affronta una serie di situazioni al limite dell’incredibile, le quali però hanno tutte un loro fondamento derivato dalla realtà spicciola e molto concreta, come se la vita si divertisse a prendersi gioco delle persone, o a trasformarsi in fumetto. E’ un turbinio di luoghi e di situazioni, dalla pianura veneta a Venezia, fino alle Dolomiti, nella spassosissima avventura finale con i pastori di una malga montana, i quali mostrano di vivere un loro mondo speciale, ancorato a una specie di visione mitica dei costumi. Si ride anche di cuore, protetti dall’ironia sempre vigile di Mastandrea, conduttore del senso, implacabile nella sua vigilanza comica contro i rischi da ingenuità.

Franco Pecori

 

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24 aprile 2014