La complessità del senso
07 03 2026

Anora

Anora
Regia Sean Baker 2024
Sceneggiatura Sean Baker
Fotografia Drew Daniels
Attori Mikey Madison, Mark Ėjdel’štejn, Yuriy Borisov, Vačʻe Tʻovmasyan, Karren Karagulian, Aleksej Serebrjakov, Daria Ekamasova.
Premi Cannes 2024, Palma d’Oro.

Anora balla lap, vuol dire vita, vuol dire “vita”, vuol dire cinema/eros, avventura convenzionale, referenza fiabesca morale, metaforica essenza di linguaggio, dispersiva cosciente distanza, allusiva eticità, gioco del genere, genericità poetica, prevedibilità problematica. E socialismo social (quindi no), inevitabile tracciato. Il film di Sean Baker (Red Pocket 2021, Un sogno chiamato Florida 2017) si può guardare col cellulare in mano. La verità che passa sullo schermo è sufficiente, convenzionale/consapevole giocando al lusso, lussureggiando con delicatezza. Anora è ballerina hard, di origine russa, e si rappresenta, leggera, sopra al dramma che veicola da commediante realistica. La ragazza persegue il proprio destino, non propriamente suo, di altre qui, di tutte se tutte volessero. E forse vorranno. La ricchezza del figlio del ricco (russo per ora, ma poi terraqueo, lunare, astrale, disegno noto, onirico, finto-allegro, succube di sé) è limite prospettico, giustificazione del divertimento in assenza di trama e in presenza di esito narrativo. Convenzionale. I russi e Las Vegas. Il padre oligarca multimiliardario e il figlio spensierato e sincero. Trattabile, si direbbe, se il corpo erotico non è più greco (eros), ma danza come una carezza allusiva dietro compenso. Ani è Anora, è Mikey Madison, da vedere quel che basta. Brava, non la conosceremo. La sappiamo. Mark Eydelshteyn è Ivan, figlio erede forse, cancellino di imperi alla lavagna, scusante non sufficiente per una storia d’amore. Si vedrà, si vede. Anora è lap dance, ben oltre.

Franco Pecori

7 Novembre 2024