La complessità del senso
27 11 2020

Un giorno di pioggia a New York

A Rainy Day in New York
Regia Woody Allen, 2019
Sceneggiatura Woody Allen
Fotografia Vittorio Storaro
Attori Timothée Chalamet, Ella Fanning, Liev Schreiber, Suzanne Smith, Olivia Bereham-Wing, Ben Warheit, Diego Luna, Griffin Newman, Selena Gomez, Gus Birney, Will Tobers, Annaleigh Ashford, Jude Law, Mary Boyer.

La pioggia del nonno. Si apre un universo? L’universo Allen? Si apre ogni volta che un suo film passa? Passa e ripassa, insiste. Insiste a dire che noi non gliela facciamo a capire, oppure che ci piacerà ri-comprendere, confermare, ristabilire, riconoscere i confini di un immaginario. Il suo. Il suo che non può che essere, in un certo senso, anche il nostro. Perché? Ma per la scala dei valori, per la cultura che li determina e li contiene. Quella cultura, non questa nostra che vale poco. La porta è aperta, anche se sembra chiusa. O è davvero chiusa? Mysty con pioggia malinconica. Come si fa a vivere senza un po’ di pioggia? Stiamo quasi per scrivere poesia. Ma è Allen che ce lo suggerisce con il suo invitante disprezzo. Sono film, i suoi, su cui si scrivono pagine belle. Non se ne può fare a meno. Altrimenti si piomba nell’odio, nell’insulto. Di nessuno la colpa se Erroll Garner non vuole dialogare con Cecil Taylor. Ciascuno a casa sua. Un ventenne rivive la pioggia del nonno. Si lasci a ciascuno il modo di coccolarsi come preferisce. Ma si sappia che la speranza è finita. Il tempo ha un suo orologio, l’appuntamento è storico e verrà la fine. Per alcuni sarà l’inizio, il ricominciare tornando al punto. Il massaggio avrà curato il dolore. La vita reale è per chi non sa fare di meglio. Parlano svelto i personaggi. Sono giovani vecchi, sbrigano in fretta la mitraglia di scherni verso chi non capisce nulla di un seguito che non v’è stato (anche se sembra agli umili che invece qualcosa sia avvenuto). La scuola, anzi il college, non serve a curare il male. Non resta che uscirne? Ma guai!  Gatsby (Timothée Chalamet) non sa cosa lo attende. Altro che due giorni con la sua ragazza! Ashleigh (Ella Fanning) è una piccola babbea che dice bugie a se stessa e non ha gli strumenti per stabilire contatti con la realtà, nemmeno quella multimediale – insomma un esemplare della nuova generazione di fronte al mare di ovvietà offensive in cui si deve nuotare. Lasciamola pur perdere. Il giovane, coccolato dall’apparente benessere che ha radici nella sua famiglia, prova ad approfittare della falsa opportunità di “ribellione” e si tuffa verso Manhattan, giocando (il poker, ma poi diciamo il gioco, la fuga). Ed entra in un labirinto di umidità che gli procura l’impatto sgradevole con la vera sua mamma, così scopre ben altra fiaba. Sarà bene non andare in fondo e cogliere la possibilità che rimane, di un altro (ultimo?) appuntamento davanti all’orologio della storia. Purché il regista venga lasciato in pace, a godersi la sua ironia.

Franco Pecori

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28 novembre 2019